Potenza, villaggio dei terremotati a vita

Lo scandalo di Potenza: nel 1980 la terra tremò e fece sorgere una cittadella provvisoria per gli sfollati. Oggi, dopo 28 anni, la gente abita ancora lì. E' diventata una favela

Potenza - «Questi sono i miei figli, Vito e Rocco. Ma avrei dovuto chiamarli, in ricordo del terremoto, Mercalli e Richter... ».

I MIEI FIGLI: MERCALLI E RICHTER
Ride per non piangere Pasquale Giuzio, 40 anni, muratore. Dai primi anni ’80 vive in uno dei 700 prefabbricati di Bucaletto, il villaggio dell’«emergenza post-sismica» costruito a Potenza dopo la scossa del 23 novembre 1980: un’emergenza che si è «leggermente» prolungata, considerato che ancora oggi - a 28 anni dal giorno in cui la Basilicata tremò - Bucaletto continua a essere abitato da 3.000 senzatetto. Nuovi disperati che hanno preso il posto dei vecchi sfollati dell’«epoca Zamberletti». Gli ex terremotati hanno ora una casa vera, mentre i prefabbricati sono finiti ai nuovi poveri.
«Ero un ragazzino quando entrai per la prima volta in questo prefabbricato - racconta Pasquale -. Il nostro appartamento era crollato e dopo un’odissea tra tende e roulotte, un giorno arrivò mio padre felice come un bimbo: "Ci hanno assegnato un prefabbricato a Bucaletto!"». Pasquale ricorda l’emozione per la cerimonia della consegna delle chiavi: «Sembrava uno chalet di montagna, era bello, nuovo e pulito. Ci stavamo bene. Poi, col passare degli anni, le pareti hanno cominciato ad ammuffirsi. Ora siamo messi davvero male, lo chalet si è trasformato in una bicocca. Sono preoccupato per Vito e Rocco. Non voglio che capiti a loro ciò che è successo a me: vivere i momenti belli e brutti di un’esistenza stando non in una vera casa, ma in un surrogato di abitazione. Mio padre è morto due anni fa e io ho "ereditato" il prefabbricato; spero però che questo "bene di famiglia" non sia più tramandato di generazione in generazione... ». Intanto Bucaletto rimane un buco nero sociale orfano di riferimenti temporali, se non quelli scanditi dai «graffiti» sui muri dei prefabbricati. Disegni e slogan con destinatari ben precisi.

I GRAFFITI VERITÀ
Due scritte spiccano sulle altre: «Tanì, grazie!», «Tanì, vaffancul!». Quel «grazie» e quel «vaffancul» sono lo specchio di due opposti stati d’animo popolari che si riflettono in quel «Tanì» - abbreviazione di Tanino - e diminuitivo, a sua volta, di Gaetano. Il suo cognome, a Potenza, sarebbe un’aggiunta inutile: nel capoluogo lucano, infatti, anche i bambini sanno che «Tanì» sta per Tanino Fierro, all’anagrafe Gaetano Fierro. Professione: sindaco. Nessuno più di lui è stato seduto sulla poltrona di primo cittadino. È anche merito di Fierro se Bucaletto, la cittadella «provvisoria» post sisma più grande d’Italia, divenne la risposta lucana al sisma dell’80 (tra Basilicata e Campania oltre 300mila sfollati, 10mila feriti e 2.914 morti). Peccato che ora, dopo quasi un trentennio, Bucaletto rimane la cittadella per terremotati più longeva del mondo.

DEMOLIZIONI LUMACA
Da quattro anni il successore di Fierro sulla poltrona di sindaco, Vito Santarsiero, sta provando a demolire qualcuno dei 700 «prefabbricati ad uso abitativo» che negli anni ’80 rappresentavano il fiore all’occhiello del Comune (da qui la ratio della scritta «Tanì, grazie!»), ma che dagli anni ’90 in poi si sono trasformati in uno obbrobrio sociale (da qui la ratio della scritta «Tanì, vaffancul!»). Il volenteroso Santarsiero qualche decina di prefabbricati li ha eliminati, ma - di questo passo - Bucaletto non sarà mai interamente sbaraccato. Ed è un peccato, considerato che nel resto della città l’ombra del terremoto rimane solo un punto oscuro della memoria: il centro storico è stato infatti recuperato, sono nati nuovi quartieri e Potenza tra università, Teatro Stabile, mostre d’arte e squadra di calcio in C1 vive una stagione abbastanza vivace. Ma Bucaletto è lì a dimostrare che alcune situazioni si sono ormai incancrenite.
«Non è tanto un problema di tempi, ma un problema di soldi - sottolinea l’assessore Roberto Mancino che, tra le tante deleghe, ha pure quella su Bucaletto -. Potenza, con le sue sole forze, non si libererà mai di questo fardello».
«Ci sono famiglie costrette a vivere in condizioni da Terzo mondo - racconta Mancino che, prima di diventare assessore, ha vissuto per anni a Bucaletto in qualità di terremotato doc -. La verità è che Bucaletto si è trasformato nel tempo in una "riserva elettorale" a cui hanno attinto vari politici».

VOTO DI SCAMBIO
La prassi era la seguente: io politico ti do un tetto a Bucaletto (oppure chiudo un occhio se occupi abusivamente un prefabbricato) e tu mi garantisci il voto. Erano tempi in cui a Potenza il primo cittadino poteva essere incoronato «sindaco più votato d’Italia» con oltre ottomila preferenza, tremila delle quali ricevute - guarda caso - proprio a Bucaletto. La torta della ricostruzione diventa un dolce sempre più avvelenato: in forno ci sono finanziamenti miliardari che fanno gola a tanti. Per accaparrarseli si preparano carte false e bustarelle vere. Partono le prime inchieste giudiziarie, ma chi tocca i fili dell’alta tensione del malaffare rischia di rimanere fulminato: il palazzo della politica e dell’imprenditoria è solidissimo e sa come difendersi. Ancora oggi nel palazzo siedono indagati del passato ai quali si sono aggiunti giovani rampanti, con ottime prospettive di finire anch’essi sul banco degli imputati. Ma anche per il palazzo di giustizia non è un gran bel momento: nell’inchiesta sulle «toghe lucane» del pm De Magistris si parla di inquietanti «cupole» e «comitati d’affari». In certe stanze del potere bisognerebbe azzerare tutto e ripartire con personaggi più presentabili. Ma a Potenza chi mette radici, diventa inamovibile: perfino la ciminiera che, davanti a Bucaletto, sputava veleno nell’80, continua a sputare veleno nel 2008. Bucaletto, in un certo senso, è la raffigurazione plastica di questa ineluttabilità da stagno melmoso. Un’«emergenza» che dura da 28 anni e sulla quale si preferisce chiudere gli occhi. Perfino i giornalisti arrivati a Potenza da tutta Italia per le inchieste «patinate» su Emanuele di Savoia e Vallettopoli hanno girato la faccia dall’altra parte. Del resto la telenovela Bucaletto non è roba buona per i rotocalchi.

L’EMERGENZA INFINITA
L’informazione locale ogni tanto dedica un servizio a Bucaletto, ma con l’atteggiamento di chi ormai considera «normale» che prefabbricati costruiti e progettati per durare pochi anni, siano da 28 anni residenza fissa per cittadini di serie b. Famiglie indigenti che, paradossalmente, devono anche sentirsi dei privilegiati, visto che a Potenza, l’edilizia popolare è ferma da anni e gli attuali affitti hanno costi simili a quelli di Milano o Roma.
I progetti di rilancio edilizio - sulla carta delle delibere municipali - sono tanti, ma e molto difficile che riescano a decollare. Da una valutazione dell'Ufficio tecnico comunale «radere al suolo» Bucaletto costerebbe almeno 60 milioni di euro. Impossibile trovare tanti soldi. Col decreto legge 159 dello scorso ottobre, che ripartisce i fondi del cosiddetto «tesoretto», alla Basilicata sono toccati 5 milioni. Come dire che Bucaletto non sparirà mai. Il commento della famiglia Giuzio? «Meglio un prefabbricato sgarrupato che niente».