Il potere dell'innocenza è lo splendore del bianco

«Ogni felicità è una forma d'innocenza» scriveva Marguerite Yourcenar e la ricerca di una via più lieve che ci aiuti a superare questi tempi così difficili è una sorta di ossessione. Anche per gli stilisti che si pongono l'obiettivo di offrire alle donne una nuova eleganza mai priva di gioia. Come? Attraverso un mix che trasforma la scelta di colori ottimisti nell'antidepressivo per eccellenza. E soprattutto attraverso l'uso del bianco come percorso immediato per coprirsi di luce e di splendore. «Sento più che mai l'urgenza di tornare al sogno anche se i miei vestiti sono sempre stati poetici e romantici» spiegava ieri Anna Molinari prima di mandare in passerella una collezione Blumarine che sterza verso una decisa dolcezza. In questo senso sono apparsi bellissimi gli abiti in tulle e pizzi, fluidi ed evanescenti, con aerei plissé finemente ricamati e l'attitudine a sfiorare il corpo come una dolce carezza. Poi c'è stato un crescendo di colori botanici, di sfumature, di fili d'oro e d'argento a illuminare vestiti e maglie con intarsi di lurex e tanti plissé soleil. Tutto è apparso molto leggero e aereo, prezioso grazie ai ricami eseguiti rigorosamente in Italia. «La moda ha il compito di mandare un messaggio positivo e io ho puntato sul valore della sartorialità» aggiungeva la signora di Carpi spiegando che l'aspetto un po' minimal non deve trarre in inganno: ogni pezzo è un capolavoro di artigianato, persino nei bellissimi sandali di raso color nudo allacciati come una guêpière.
Il pezzo più sognante della collezione Moschino è arrivato in passerella per ultimo: un lungo abito bianco in Sangallo a disegni patchwork che faceva pensare all'estate italiana anche se a ispirare Rossella Jardini sono stati due film: Due per la strada con una indimenticabile Audrey Hepburn in viaggio al sud della Francia e Casinò con Sharon Stone. Da qui l'immagine grafica di un'eleganza fatta di piccoli cappottini, tailleur minimi con giacche boxy e abiti trapezio in bianco ottico con profili neri. Eloquente il riferimento agli anni Sessanta con un senso di spensierata allegria anche nella proliferazione di fiori e righe, capelli cotonati e tante deliziose borsine effetto cloqué.
L'ottimismo è cifra assoluta anche della modernissima collezione Sportmax che rifugge da riferimenti rétro e prende spunto da un'essenziale citazione all'architettura contemporanea. La perfetta elaborazione dei modelli faceva pensare, infatti, allo stile delle costruzioni parigine della Défence dove domina la maestosa presenza dell'arco, un cubo svuotato disegnato dall'architetto danese Johann Otto von Spreckelsen. Così in passerella si sono materializzati pezzi sovrapposti con mirabile maestria e in particolare desiderabili abiti a trapezio rovesciato percorsi da bande di tulle trasparente attraverso le quali osservare interventi di colore, piccoli misurati tocchi di rosso o di verde. Fondamentale per ottenere un'immagine così speciale, l'uso delle righe e la relazione e la complicità fra i vari tessuti utilizzati anche nello stesso capo. Per esempio la nappa con il jersey e la nappa con l'organza sulla quale è stata fissata una sorta di pellicola per dare sostanza e spessore a un materiale impalpabile. Per Ennio Capasa che firma la collezione C'N'C la via della modernità passa attraverso non solo il bianco e il nero, ma il verde militare. «Girando per il mondo ho potuto osservare che tutti i giovani amano avere nel guardaroba un pezzo, magari vintage, che appartiene all'abbigliamento militare. Ho lavorato su questo concetto per elaborare uno stile militare ma in versione sensuale» spiegava il designer che è riuscito con grande bravura a esaltare l'attitudine rilassata in un tema per sua natura piuttosto duro.