Potere e amore, l’eterna lotta vista dal grande Shakespeare

È il tema del «Mercante di Venezia», l’opera che dal 30 agosto chiude la stagione estiva del Globe Regia e adattamento della Scaramella

Si chiude con un capolavoro teatrale di William Shakespeare «Il mercante di Venezia», commedia in cinque atti, la quinta stagione del Silvano Toti Globe Theatre, il teatro Elisabettiano della capitale costruito nel cuore di villa Borghese. A dirigere l’opera, recitando nel ruolo di Porzia e curandone anche l’adattamento ai testi, è Loredana Scaramella. Che rivisita in chiave moderna i temi shakespeariani: dall’opposizione dei personaggi che si snoda in vicende in cui i conflitti religiosi e la lotta per il potere dominano il palcoscenico, all’intolleranza che sfocia in contrasti, tra padri e figli, amicizia e amore, ricchezza e povertà, buoni e cattivi, colpevoli e innocenti per consumarsi, infine, nel filo conduttore dell’opera: la guerra religiosa tra cristiani ed ebrei.
Teatro della vicenda, Venezia, fiorente città dei mercanti, simbolo di un mondo concreto basato sul potere e sul commercio. Un pragmatismo di cui è sprovvisto il nobile squattrinato Bassanio (interpretato da Mauro Santopietro) che, per corteggiare Porzia, una giovane aristocratica che vive a Belmonte, e chiederla in sposa a suo padre, domanda al suo amico Antonio (Orlando Cinque) di prestargli tremila ducati, necessari per il suo scopo.
Entra in scena l’amicizia e i rischi che ne scaturiscono. Il ricco mercante veneziano non può dargli in prestito la cifra richiesta, ma si impegna a chiederla a Shylock, un ricco usuraio ebreo. È lui, impersonato dall’attore Carlo Ragone, il vero protagonista della commedia shakespeariana. Anello di congiunzione tra i vari personaggi, è caratterizzato da una durezza disumana, in realtà solo apparente, figlia dei torti subiti per la sua diversità religiosa, che gli hanno indurito il cuore. L’ebreo accorda il prestito a Bassanio, con Antonio come garante. Inflessibile e spietato, pretende come obbligazione, il diritto di prendere una libbra di carne sul corpo del «mercante di Venezia» Antonio, in caso di mancato pagamento, che deve avvenire entro tre mesi. Un rischio che Bassanio non vuole far correre al suo amico. La posta in gioco è troppo alta e cerca di farlo desistere dal ruolo di garante. Ma Antonio è sicuro di riuscire saldare il debito. Conti fatti senza il destino che improvvisamente entra in gioco: le navi di Antonio naufragano. Shylock lo porta di fronte al Doge e chiede di fare valere i suoi diritti. Nel frattempo, Porzia, sposatasi con Bassanio, si traveste da avvocato, perora la causa di Antonio, dimostrando che Shylock ha diritto alla carne ma senza che sia versata una sola goccia di sangue. Caso per cui verrebbe condannato a morte dallo stato veneziano. Esortato da Antonio a convertirsi al cristianesimo, l’ebreo, tradito anche da sua figlia Jessica - finita in sposa a un cristiano - dice che preferisce morire, piuttosto che eeesre cristiano. Esce di scena, puntando il dito sulla parzialità della legge veneziana che fa apparire strumentale la clemenza della cattolica Venezia, elastica nelle sue sentenze, ma inaffidabile.
Dal 30 agosto al 14 settembre tutte le sere (lunedì escluso) alle 21,15. Prezzo del biglietto: 10 euro in platea, dai 7 ai 20 euro nelle balconate. Per informazioni: 060608