«Il potere è femminile Noi sappiamo decidere»

È indecisa solo su un dettaglio: rettore o rettrice. Per il resto, Cristiana Compagno non conosce esitazioni. «Carnica nei geni», l’unica donna alla guida di un ateneo statale in Italia. È stata appena eletta rettore dell’università di Udine con 285 voti su 556. La Magnifica ha 50 anni ed è docente di Economia e gestione delle imprese.
Se l’aspettava?
«È stato un grande successo, soprattutto come donna: ne sono orgogliosa».
Come ha deciso di provarci?
«Il rettore si era dimesso per candidarsi a sindaco di Udine. Così ho deciso di mettermi in gioco. La campagna elettorale è stata dura: siamo partiti in sei, ce l’ho fatta alla quarta votazione».
Era convinta di vincere?
«Le statistiche non giocavano a mio favore. Ma sono una donna: se mi fisso un obiettivo lo perseguo con determinazione. E poi la sensibilità femminile è molto utile per muoversi nelle dinamiche d’ateneo».
Essere donna l’ha aiutata?
«Sì. Questa università, piccola ma grande, ha dato un segnale di cambiamento fondamentale: la valorizzazione della diversità di genere ha sempre portato progresso ed equilibrio».
Che cos’hanno di speciale le donne?
«Condensano razionalità, capacità di relazione e di percezione. E poi le donne, che sono madri, mogli e figlie allo stesso tempo, hanno nel Dna una grande capacità di ascolto che si trasforma in forza produttiva».
Che cosa garantisce una donna rettore?
«Due doti: la capacità genetica di definire percorsi e miglioramenti che tengano conto delle diverse componenti e la determinazione di decidere con coraggio e forza, come succede anche in famiglia».
Il potere è donna?
«La varietà di genere è la via giusta per l’innovazione: lo dimostra la nomina di Emma Marcegaglia a presidente di Confindustria».
È circondata da uomini: come si trova?
«In effetti le colleghe sono solo il 20 per cento dell’elettorato attivo. Significa che sono stata votata da molti uomini».
Quindi si trova bene?
«Lavoro da sempre con gli uomini: soprattutto nel mio settore, l’economia, le donne sono poche. Quindi sono abituata».
Non ha mai avuto problemi?
«Le difficoltà sono nell’accesso alla comunità accademica: una volta dentro non ci sono più discriminazioni».
Nessuna resistenza alla sua elezione?
«È riemersa qualche reticenza, ma sono state superate».
Le colleghe l’hanno appoggiata?
«Assolutamente. Alcune mi sono state molto vicine. Al di là degli stereotipi, nelle grandi sfide le donne sono unite».
Perché allora tante difficoltà ad ottenere ruoli prestigiosi?
«Ci vogliono molta forza e convinzione personale. Ma io sono carnica. Terra di donne geneticamente fortissime. E per avere successo c’è una sola strada: qualità, competenza e determinazione unite a grazia e capacità di mediazione».
E la famiglia?
«Ho una figlia di 20 anni: abbiamo condiviso insieme tutta questa avventura. Lei studia medicina a Padova».
Carriera e famiglia. Le donne possono farcela in tutti i campi?
«Certo».
Che cosa dice a sua figlia?
«Che coraggio e passione portano alla determinazione».
Conta così tanto?
«Tutto. Altrimenti non sarei qui».