Il potere incontrollabile delle banche

Facevo la fila allo sportello della mia banca per pagare l’Ici, e il mio vicino, lì per lo stesso motivo, mi domanda cosa capisco di tutto quel marasma che si legge sui giornali, da Fiorani a Fazio, dalle scalate agli scalatori, dai soldi versati sul conto corrente a quelli che spariscono. Cosa capisco? Che ci sono degli imbroglioni in giro. Sì, d’accordo, replica il mio vicino di fila: ma la questione da capire è perché continuino ad esserci degli imbroglioni nelle banche a cui affidiamo i nostri stipendi. E incomincia a prenderla da lontano: Sindona, Calvi, Cirio, Argentina, Parmalat...
Non ci si può fidare più di nessuno, taglio corto io, anche perché era arrivato il mio turno allo sportello. E invece no, è proprio il contrario, dice ancora quel signore prima di salutarmi: non ci resta che fidarci, non abbiamo alternative.
Basta pensarci un attimo, e questa è proprio la verità per noi normali correntisti. E cioè: per una persona normale, il rapporto con la banca è assolutamente anormale.
Incominciamo dal fatto che non si può fare niente, ma proprio niente, senza una banca. Non si può ricevere lo stipendio, non si possono pagare le tasse, inviare dei soldi a un parente... insomma le cose più normali e non quelle che giustificano un istituto di credito, come la migliore custodia dei soldi, il modo di farli fruttare, un prestito, un mutuo per la casa. E poiché si ha bisogno di ricevere lo stipendio e di pagare le tasse ma anche di avere un prestito e di farsi custodire nel modo migliore i quattrini, ecco che la banca è Tutto, proprio tutto ciò che riguarda la vita economica di una persona: un aspetto, come è facile capire, per niente secondario.
Scegliamo una banca e ci affidiamo a lei: all’inizio stiamo attenti e cerchiamo di controllare l’estratto conto, ma poi arriva la lettera con cui ci avvisano che è cambiato il tasso per i debitori, che quel determinato indice è stato soppresso, che una fondamentale percentuale in virtù delle decisioni europee è stata modificata... finiamo per non capire più niente. Ignoranza? Calma, prima di dare le colpe a noi correntisti.
Se vado da un meccanico a farmi aggiustare la macchina, pur sapendo poco o niente di motori, capisco sia se la riparazione è stata fatta bene (la macchina va meglio, ancora non va), sia se il prezzo è più o meno giusto. Se vado da un dentista per curare un dente, capisco se ha lavorato bene e onestamente. Ho questa consapevolezza anche se io non sono né un meccanico, né un dentista. Perché? Perché c’è concorrenza, vera concorrenza. Vado da uno, provo dall’altro, mi faccio un’esperienza, e, quindi, riesco ad esercitare un controllo sulle prestazioni che richiedo.
In banca no, è impossibile: per una persona normale è impossibile un vero controllo sul modo di lavorare di una banca. Infatti il nostro rapporto con lei ha qualcosa di magico.
Fate caso quando si deve trattare un problema particolare che non sia, appunto, il normale versamento allo sportello. L’incaricato della banca a cui ci si deve rivolgere è isolato, generalmente in un box; la persona si avvicina a lui incerta e quando gli parla sembra che si confessi: sta entrando in un mondo magico, dove chissà quale avventura straordinaria vivranno i suoi quattrini.
Insomma è inutile che radio, televisione, giornali facciano rubriche e articoli per dirci come controllare questo e quello, perché noi con questo sistema bancario non controlliamo un fico secco. Siamo già preoccupati della sorte dei nostri risparmi, è meglio non abusare della nostra pazienza. Piuttosto, chi può cambiare la situazione, si muova nella direzione più semplice. Proprio perché il primo controllore del servizio della banca è il cliente, affinché questi possa esercitare il suo controllo ci vuole una cosa sola: assoluta e vera concorrenza fra le banche (non finta come quella che c’è oggi) con facilità di accesso e cambiamento da un istituto all’altro.