POTERE NERO

Tra i segreti di Mancini il rendimento di giocatori rilanciati come Cesar. Aspettando Suazo e Vieira

C’è una bestia nera ed è l’Udinese, che l’Inter dei record non ha mai battuto: 4 partite e 4 pareggi, la serie delle 17 vittorie dell’anno passato si è interrotta proprio contro di loro. Non a caso Mancini la considera fra le tre sorprese (Juve e Fiorentina le altre due) del girone d’andata. Ma c’è un potere nero ed quello dell’Inter, che a dispetto di Ibrahimovic e Cambiasso, Cruz e Materazzi, sta prendendo sempre più consistenza. L’Inter black power è quella dei giocatori che non ti aspetti, ad eccezione di uno che invece ha tradito: leggi Adriano. Hanno stupito i ragazzini che parevano cenerentoli, si attendono conferme da Vieira che dovrebbe essere il padre spirituale e calcistico di tutti, non tradisce mai Ramiro Cordoba.
Intendiamoci, l’Inter del potere nero ha sempre fatto storia: nel bene e nel male. Soprattutto in presenza di un Moratti presidente. Fra i ricordi di altri spunta solo Juary, pescato da Fraizzoli, e poco altro. Invece quella di papà Angelo è partita con Jair, e quella di Massimo ha sfoderato il meglio (Ronaldo) e il peggio: Domoraud? Gilberto? Vampeta? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Facendo di conto sono quaranta i calciatori di colore che hanno vestito la maglia, mai così numerosi come in questa Inter che ne conta nove e tutti di calibro medio alto: Maicon, Vieira, Suazo, Cordoba, Pelè, Cesar, Rivas, Dacourt e Balotelli, per ora poco più di una speranza. Il potere nero ha fatto sognare (Roberto Carlos, Kanu, Ince). E segnare: Jair sta ancora in testa ai marcatori di colore, Adriano e Ronaldo lo hanno tallonato. Ci sono stati giocatori oscuri ma importanti (Victor Benitez e Winter), altri che hanno promesso tanto (Kallon, Martins, Matteo Ferrari, Dalmat, Dabo), certuni da beffa (Seedorf, Silvestre), qualcuno da dimenticare (Davids, Wome, Camara, Luciano). Quasi sempre frecce (nel senso fisico e calcistico), quelli che hanno segnato la storia: da Jair a Maicon e Suazo oggi.
C’è da dire che Inter e Milan, più o meno, hanno fatto pari in fatto di black power: giocatore più, giocatore meno. Ma se ci fu un tempo in cui la batteria del battaglione nero era quella di Capello, oggi spetta a Mancini. Dici Maicon e ormai pensi al miglior terzino destro al mondo. Ma poi citando citando, si scopre l’Inter plasmata dalle attenzioni del tecnico. Ragazzi che hanno fatto panchina, tribuna, insomma sala d’attesa ma, alla lunga, stanno mettendo qualcosa nel puzzle dell’annata. Valga per tutti l’esempio di Aparecido Cesar: è andato in ritiro convinto di dover cambiare aria, si è allenato a cuor leggero ma con grande impegno. Non è stato nemmeno inserito nella lista Champions, ed invece ora è una delle sorprese stagionali: utile, guizzante come avesse bevuto l’elisir del ringiovanimento, non più angustiato da problemi fisici che due anni fa lo avevano disegnato insipido giocatore. Cesar la sorpresa, invece Gomes Passos Vitor Hugo, in arte Pelè, insieme a Tyson (nome impegnativo) Rivas, sono le creature che l’allenatore sta manipolando come il pongo. Arrivati come fossero raccomandati, stanno prendendo corpo nel gioco e consistenza nella credibilità.
Qualcuno ha segnato gol importanti, Cesar, Cordoba soprattutto, Maicon, Suazo. Ma l’ex del Cagliari è ancora nel limbo. Quando stava mettendo le ali è arrivato il solito infortunio, con il solito rituale. L’Inter minimizza, Suazo doveva star fermo 10 giorni ed invece i giorni sono già 20, visto che non è stato convocato per la partita di Udine. Con lui sono rimasti a casa Chivu, Maniche (precauzione) e Maicon, l’uomo che più di tutti sa far la differenza insieme a Ibra e Cruz. E l’Inter che ha sempre rimpianto Roberto Carlos, ha scoperto un’altra faccia del black power. Un’altra faccia, un’altra freccia.