Potere Operaio minaccia la sinistra «Autunno caldo per Bertinotti e C.»

«Hanno appoggiato un governo anti-operaio» Sciopero di otto ore alla Fiat di Pomigliano

da Milano

«Nessuno o tutti, o tutto o niente, e solo insieme che dobbiamo lottare, o i fucili o le catene, questa è la scelta che ci resta da fare». Così inneggiava sinistramente Potere Operaio nel ’69, mentre cavalcava l’«autunno caldo» nelle fabbriche del nord Italia. Sigle ed epiteti, quelli di Piperno e Scalzone, evidentemente rimasti nel cuore di qualche nostalgico pronto ad agitarli come uno spauracchio verso i nemici di sempre, Stato e Padroni di ogni epoca e colore. Così, alla sua prima uscita ufficiale, il neonato «PotOp» risorto all’ombra dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, prova a riscaldare gli animi delle tute blu che oggi incroceranno le braccia per otto ore contro l’«accordo-rapina delle pensioni», il sabato lavorativo, varie ed eventuali. L’autunno sarà caldo, «molto caldo» anche stavolta, tuona un comunicato del gruppo fondato da Mimmo Mignano, ex dirigente storico dei Cobas Fiat, espulso dal sindacato per eccesso di autonomia. Di fucili e catene ovviamente non si parla, ma fa specie leggere che nel mirino degli «autunnali» ci sia stavolta anche la «sinistra radicale», ovvero quella stessa che fino a ieri era sempre pronta a giocarsi l’asso dei «Cipputi» quando gli alleati si fanno troppo moderati. E infatti, gli estensori del volantino usano il maiuscoletto per far capire «anche a Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio che, dopo aver appoggiato il governo che smantella i diritti del lavoro e della pensione, sarà un autunno caldo anche contro di loro», perchè «non si può far parte di un governo antioperaio e poi manifestare per gli operai». Avvisati. Se siano anche mezzi salvati molto dipenderà anche dall’appeal che i nipotini di Scalzone realisticamente sapranno riscuotere tra i metalmeccanici di Pomigliano. Ovvero anche dal successo delle otto ore di sciopero promosse dal Cobas per la giornata di oggi a cui, secondo gli auspici dei promotori, dovrebbe aderire il 90 per cento delle tute blu. La prova generale invece arriverà ovviamente in autunno, periodo in cui «PotOp» promette di organizzare «la più grande manifestazione che si ricordi».
Il sindacato, per la verità, finora ha trattato il gruppo di Mimmo Mignano con un po’ di sufficienza. Come quando, giorni fa, il sito di Slai-Cobas annunciò la conferenza inaugurale di Potere Operaio «nel salotto buono della borghesia napoletana... il Caffè Gambrinus». Per l’occasione, il gruppo venne sarcasticamente definito setta: «nel senso che vi aderiscono giusto sette lavoratori su settemila...».
Quanti siano in realtà non è dato sapere, ma due fatti sono certi. Il primo è che Mignano a recitare il ruolo della macchietta non ci sta e proprio per questo starebbe studiando alla fonte del «padre nobile» del movimento, il professor Scalzone in persona, di recente rimpatriato dalla Francia grazie alla prescrizione e da mesi in tour oratorio. La seconda è che il suddetto Mimmo seguaci ne ha eccome e proprio tra i Cobas di cui è stato per anni stimato dirigente. All’indomani del suo siluramento dallo Slai (su cui ha presentato ricorso statutario), sono piovuti numerosi messaggi di solidarietà, come quello dei Cobas Ergom di Termini Imerese che ha duramente stigmatizzato «una sospensione arbitraria e banditesca». Quanto alle reali intenzioni di PotOp, per il momento si resta nel vago di un volantino che minaccia un «piattino d’autunno» generale per governo, industriali, commercianti e professionisti «che evadono 250 miliardi di euro all’anno».
Gli slogan, invece, sono per ora condensati nell’assioma che «nella società devono comandare quelli che lavorano: gli operai». Sempre meglio del vecchio «Agnelli, Pirelli, Restivo, Colombo, non più parole, ma piogge di piombo».