Potere Rossi

La storia si ripete. L’altra sera, dopo uno scontro duro con il presidente del Consiglio Romano Prodi, Marco Tronchetti Provera si è dimesso da presidente della Telecom nominando al suo posto Guido Rossi, una vecchia conoscenza di tutte le manovre finanziarie più discutibili degli ultimi anni. Perché Tronchetti si è dimesso? Perché ha scelto Rossi? Quale sarà il piano di riassetto di Telecom, quello preannunciato l’11 settembre dallo stesso Tronchetti Provera o un altro del tutto diverso? Quali sono, infine, gli interessi politici e finanziari che sono dietro questa vicenda che più di ogni altra testimonia il fallimento di quelle privatizzazioni che hanno reso ricchi alcuni e impoverito il Paese? Domande complesse che non possono ad oggi ricevere risposte semplici. Cerchiamo, però, di capirne di più ricordando che la storia è maestra di vita. E allora partiamo da lontano.
La vicenda più oscura degli anni Novanta fu lo scippo che la finanza bancaria italiana fece alla famiglia Ferruzzi del suo impero proprio attraverso l’azione sapiente di Guido Rossi. Svalutando e rivalutando le partecipazioni della Ferruzzi Finanziaria, Guido Rossi trasferì ad altri la proprietà dell’impero ravennate ed in particolare a Mediobanca, Capitalia, Comit, Credit e San Paolo. Accadrà così anche per Olimpia, la controllante di Telecom, oppressa di debiti e già partecipata da Unicredito e Intesa con il 10 per cento circa? È difficile ma potrebbe essere una tentazione per chi, come Guido Rossi, è campione di legalità e di professionalità. Al seguito di Guido Rossi si mosse all’epoca la Procura di Milano. Un binomio perfetto capace di punire chi doveva essere punito (Gardini poi suicidatosi), di salvare chi doveva essere salvato (Bernabè) e di rimanere in silenzio quando sotto la guida sempre di Guido Rossi la Telecom pubblica entrò in affari con Milosevic (Telekom Serbia) e vendette scandalosamente a tre lire la Seat Pagine Gialle. Lo stesso binomio lo abbiamo visto ultimamente all’opera nella vicenda Antonveneta. Due giorni dopo il fallimento dell’Opa degli olandesi dell’AbnAmro (consulente Guido Rossi) la Procura di Milano ha sequestrato la maggioranza delle azioni di Antonveneta e ha consentito al suo socio di minoranza, l’AbnAmro, di nominare in piena solitudine il nuovo consiglio di amministrazione. Ciò che non aveva potuto fare la legalità finanziaria di Guido Rossi lo fece la legalità giudiziaria della Procura di Milano. Siamo davvero fortunati in Italia ad essere protetti da questa cordata di legalità. E lo è ancora di più Guido Rossi le cui parcelle giustamente sono sempre stramiliardarie.
Anche nelle ultime vicende di Telecom quel binomio si è messo all’opera? È verosimile, considerando le indagini della Procura di Milano su alcuni dirigenti della Telecom per le intercettazioni illegali e la campagna di stampa contro Tronchetti fatta negli ultimi mesi da Repubblica, altro caposaldo dell’incestuoso rapporto finanza-informazione. Che cosa hanno detto o fatto vedere a Tronchetti Provera perché nel giro di poche ore si dimettesse e si affidasse alle sapienti mani di Guido Rossi, difensore della legalità e del mercato? E chi lo ha consigliato? Non lo sappiamo ancora, ma lo sapremo. Guido Rossi si è subito affrettato a dire che svolgerà il suo incarico in continuità con le decisioni già prese dal cda di Telecom. Questo significa che se non vuole vendere l’intera partecipazione di Tronchetti Provera in Telecom deve vendere alcuni suoi asset fondamentali come la Tim e la rete. Li venderà alle banche creditrici o a una cordata di fondi nazionali e stranieri che a loro volta li venderanno a qualche amico degli amici? O, invece, lo Stato e la politica finalmente si faranno sentire ridando un ruolo al capitale pubblico?
Rispetto ai capitalisti senza capitali noi preferiamo quest’ultima ipotesi, ricordando a quanti difendono l’ideologia del mercato che questi è neutrale rispetto alla natura della proprietà aziendale e che le maggiori porcherie di questi anni sono avvenute proprio in nome del mercato. Dalla Ferruzzi a Parmalat e Cirio, dall’Antonveneta alla new economy, centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sono stati truffati da alcuni signori del denaro che, gestendo i soldi degli altri, hanno solo costruito per sé una fortuna di potere e di quattrini.