«Potevamo salvarla» Berlusconi scrive alle suore di Eluana

nostro inviato a Lecco

«Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte. Vorrei soprattutto ringraziare tutte voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni, i gesti di cura che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistite, lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate. Sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese. Vi prego di pregare per l’Italia perché ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi, cordialmente Silvio Berlusconi».
Piange di commozione, suor Rosangela. E le mani le tremano, appena ripiega la lettera che il presidente Berlusconi ha voluto indirizzare a lei e alle altre consorelle dell’istituto di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, un anno dopo la morte più annunciata e più discussa di quella giovane donna, che trovò il suo ultimo domicilio a Udine in un’altra casa di cura, «La Quiete». In un clima ben diverso. Lacerato da violente dispute di un’Italia spaccata a metà sui labili confini tra vita e morte. «Le suore Misericordine - ha raccontato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - mi hanno mostrato il giardino in cui ogni giorno portavano Eluana perché passasse qualche ora all’aperto. È stato un incontro molto toccante». «E, al termine della nostra visita - ha aggiunto il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che accompagnava Sacconi - anche le suore hanno voluto ricambiare con parole di speranza: «ciò che è accaduto a Eluana è qualcosa di imperscrutabile, ma ci auguriamo che il suo sacrificio non sia stato vano e che un avvenimento così doloroso possa innescare una riflessione importante su questi problemi».
All’istituto lecchese, Eluana venne portata a metà degli anni Novanta in stato vegetativo permanente, in seguito ad un gravissimo incidente stradale. Da quel momento le suore Misericordine si occuparono di lei, fino a quando un anno fa, dopo una lunga battaglia giuridica, il padre Beppino Englaro ottenne che le venisse interrotta l’alimentazione e l’idratazione artificiale e, con la collaborazione di un’équipe medico-infermieristica, mise in atto il suo proposito di lasciarla morire, a 37 anni, nella clinica di Udine. Era il 9 febbraio. Un anno dopo il ministro Sacconi, ricalcando il messaggio del premier, nell’incontro con i giornalisti in Prefettura, sottolinea che «Non è fuori luogo essere qui oggi, anzi c’è una rilevanza politica perché questa dev’essere la giornata dell’amore. Vedete, nella clinica che ha ospitato Eluana, oggi ho visto un’altra persona ricoverata in condizioni anche più difficili delle sue. Ebbene io credo che il tema del confine tra vita e morte debba partire dal riconoscimento del valore della vita. Ecco perché il governo si è ispirato al principio di cautela e precauzione, che sono fondati sul laicissimo principio del dubbio. Perché il problema deve essere affrontato in un confronto non viziato da sentimenti di rancore e odio che si avvertono spesso nel dibattito del nostro Paese». «Spero - ha concluso Sacconi - che il vuoto che si è prodotto dal caso di Eluana Englaro venga colmato da una decisione parlamentare che riconosca che l’idratazione e l’alimentazione artificiale costituiscano la risposta a bisogni elementari della persona e non sono terapie». Un concetto rilanciato dal sottosegretario alla Salute, Roccella: «Alimentazione e idratazione non devono essere considerate terapie perché non curano patologie». Quanto al cursus della legge la Roccella ha ricordato che «È stato dato fino ad oggi ampio spazio al dibattito fra tutte le parti ma che ora occorre accelerare. Mi auguro venga approvata entro l’estate». «In vari casi - ha fatto notare il sottosegretario - possiamo essere noi che non capiamo o che non sappiamo come decifrare le risposte di questi pazienti in stato vegetativo. C’è, ancora, circa il 40 per cento di errore diagnostico. A volte esiste cioè un livello di risposta cerebrale che non appare e che, quindi, va indagato. E per approfondire la conoscenza e la ricerca sugli stati vegetativi, abbiamo stanziato fondi e promosso degli studi». Laconico Gianfranco Fini che in serata invita tutti ad evitare strumentalizzazioni di una vicenda così delicata: l’anniversario della morte di Eluana Englaro - fa sapere il presidente della Camera - poteva essere vissuto in modo diverso. Potevano infatti evitarsi «le strumentalizzazioni della vicenda», ha riflettuto Fini spiegando che avrebbe preferito il silenzio a un anno dalla morte della ragazza. Volano palloncini bianchi e rosa. Torna alla mente l’ultimo, disperato appello di suor Albina, responsabile della clinica di Lecco, prima di lasciarla partire per Udine: «Ascoltate il battito del cuore di Eluana, osservate il suo respiro, accarezzatela. Vi accorgerete che è una persona viva».