Potremo combattere il tumore senza fare la chemioterapia

GenovaAiutare il sistema immunitario degli ammalati a rafforzarsi e andare così a colpire il cancro direttamente laddove si moltiplica e si sente forte. Senza chemio e altre terapie massacranti. È questo lo scopo del nuovo vaccino terapeutico per la cura dei tumori, il cui protocollo sperimentale, approvato dall'Istituto Superiore di Sanità, è stato presentato ieri all'Ospedale Universitario San Martino di Genova.
Totalmente concepito e sviluppato all'interno dell'ateneo cittadino, in collaborazione con il Bioindustry Park del Canavese e l'indispensabile supporto finanziario della Compagnia di San Paolo, il trattamento si basa sull'impiego di frammenti di una proteina, chiamata telomerasi, generalmente assente nelle cellule sane ma molto concentrata nei tumori, in quanto necessaria per la loro sopravvivenza e moltiplicazione. Tramite somministrazioni controllate di questa molecola - è stato riscontrato in laboratorio e ora lo si andrà a verificare sui pazienti - i linfociti imparano a riconoscere le masse maligne e a reagire annientandole. «Siamo solo all’inizio di una sperimentazione clinica in fase I, ossia mirata a valutare l'insorgenza di eventuali effetti collaterali gravi - spiegano i professori Gilberto Filaci e Paolo Traverso, ideatori, insieme al professor Francesco Indiveri, del vaccino - tuttavia una volta terminate le fasi sperimentali, essendo la telomerasi presente in tutti i tumori, il trattamento può essere potenzialmente applicabile a ogni tipo di malattia neoplastica». Per un impiego su larga scala della nuova cura, sempre che i test vadano a buon fine, ci vorranno quindi almeno ancora otto anni ma la strada immunoterapica nella lotta al cancro sembra ormai quella giusta. Le prime patologie, su cui il Centro di Eccellenza per le Ricerche Biomediche (Cebr) dell'Università di Genova misurerà la fattibilità del protocollo, sono il carcinoma della prostata e quello del rene, giudicati particolarmente rappresentativi sia dal punto di vista clinico che dell'impatto sociale: basti pensare che in Italia il primo colpisce un uomo su quattordici con una forte incidenza anche tra le persone intorno ai cinquant'anni nel pieno dell'attività lavorativa, mentre il secondo, pur meno diffuso, non ha ancora trovato al di fuori della chirurgia un'efficace soluzione terapeutica.
La sperimentazione del nuovo vaccino antitumorale è già partita la settimana scorsa con un solo soggetto e coinvolgerà in due anni dieci volontari ammalati gravi di carcinoma al rene e altrettante persone affette da tumore alla prostata in stadio avanzato, sui quali non abbiano sortito alcun effetto le terapie tradizionali. Il trattamento consiste nella somministrazione intradermica della telomerasi a intervalli prestabiliti e potrà essere combinato in futuro con le cure esistenti a seconda della gravità della malattia. In molti casi pertanto chemioterapia e interventi chirurgici saranno ancora necessari ma, adeguatamente rafforzato - sperano gli studiosi di Genova -, il sistema immunitario dei pazienti saprà combattere meglio le aggressive masse tumorali, fino a sconfiggerle.