«Poulides non può fallire»

La clamorosa sentenza ribalta il parere del pubblico ministero

Piero Pizzillo

Non sarà dichiarato il fallimento personale di George Poulides, l’armatore greco-genovese, nonchè ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede e quindi protetto dall’immunità diplomatica, personaggio «clou» della clamorosa inchiesta sul crac della «Festival Crociere», fallita con un buco di circa 300 milioni di euro. Lo ha stabilito il tribunale fallimentare presieduto da Renato Delucchi (giudici Dominici e Basoli) con una sentenza in cui «dichiara il non luogo a provvedere in ordine al ricorso ex articolo 6 della legge fallimentare presentato in data 20 aprile 2005 dal procuratore della Repubblica». In altre parole i giudici hanno respinto l’istanza di fallimento individuale proposta dal pubblico ministero Valeria Fazio (conduce l’inchiesta penale che ha portato sinora all’iscrizione di due amministratori nel registro degli indagati), la quale in una memoria di 16 pagine sostiene che Poulides riusciva a essere determinante nelle decisioni assunte dalle varie società del gruppo. Il tribunale premette di condividere la ricostruzione del pm sui fatti, sul ruolo dell’armatore come di colui che era il vero «dominus» dell’intero gruppo Festival, all’interno del quale egli si poneva al vertice svolgendo le funzioni, quanto meno, di amministratore di fatto, ovvero di socio «tiranno» o, addirittura, di vera e propria holding persona fisica, in quanto egli, nella sua attività di sostanziale direzione perseguiva un risultato economico per il gruppo e le sue componenti. Ad esempio: l’istituzione, per iniziativa di Poulides della «Fondazione Festival « destinata a promuovere l’immagine Festival, con evidenti e auspicate ricadute economiche sullo sviluppo e l’espansione delle attività turistiche e crocieristiche gestite dallo stesso gruppo».
Però, detto questo, argomentano i giudici, non si può sostenere che l’holding personale rappresentata dall’armatore possa avere il carattere dell’imprenditorialità, elemento necessario, come stabilito dalla Cassazione, per poterla assoggettare al fallimento, in caso di insolvenza. Infatti, afferma il tribunale, Poulides non ha assunto obbligazioni a proprio nome, manca qualsiasi atto negoziale compiuto da lui, da potergli attribuire una responsabilità patrimoniale diretta. In tutto il suo operare non vi è un atto che possa portare a una responsabilità diretta nei confronti di terzi, né vi è mai stata «confusione» tra il patrimonio di Poulides e quello delle società del gruppo, né ha mai rilasciato fideiussioni o ipoteche su sue proprietà immobiliari, per finanziare le varie società. Inoltre, quando tra il marzo e il maggio 2004 trattò con le banche per ottenere un credito, al fine di evitare il fallimento di «Festival Crociere», non ha impegnato il proprio patrimonio, né ha assunto qualche obbligazione nei confronti degli istituti di credito.
Quindi, conclude il tribunale, l’holding personale Poulides non è l’imprenditore così come definito dal codice civile, e, pertanto, non si può assoggettare al fallimento, anche se insolvente. La legge prevede il ricorso alla corte d’appello.