«Povera piccina»

Una volta era l’instant book, oggi è l’instant biography. Sul mercato editoriale, è al momento il genere che viene prodotto in tempi più rapidi, a cui si perdona una superficialità diffusa - purché contenga almeno una decina di aneddoti inediti e scabrosi - e da cui ci si aspetta fiduciosi il superamento in volata del solito doppio migliaio di copie medio di vendita. Dalla firma pregiata di Andrew Morton, che trasforma in oro per gli editori ogni cognome noto che piazza in copertina, tra gli altri Angelina Jolie, Tom Cruise e Lady Diana, ai casalinghi ma altrettanto geniali specialisti biografi last minute come Tommaso Labranca, che a una manciata di giorni dalla scomparsa di Pietro Taricone e Michael Jackson (La vita che desideri e L’uomo nello specchio, entrambi Rizzoli) aveva già confezionato un paio di esaustivi coccodrilli da duecento cartelle l’uno, la biografia è d’obbligo come la cravatta nera e nessuno si scandalizza più se il soggetto della narrazione è vivente.
Anche per questo è particolarmente gradita la lezione ex machina di biografismo parodico impartita dal possente ed esilarante Povera piccina, il capolavoro del narratore americano Patrick Dennis datato 1961 ma da noi arrivato da poco in libreria (per Adelphi). Esattamente come accadde per Zia Mame (400mila copie vendute soltanto in Italia) Dennis ha fatto del confine tra fiction e realtà il nodo dissacratore del racconto: Little Me - che citiamo in originale perché è anche il titolo dell’adattamento a musical firmato da Neil Simon, musicato da Cy Coleman e coreografato da Bob Fosse in prima messa in scena nel 1962 - è la finta biografia di una finta diva hollywoodiana di serie B, Belle Schlumpfert, ovvero Belle Poitrine nel sottotitolo originale (ovvero «Bella tettona» in una traduzione ruspante dell’evocativo cognome). E Belle sembra proprio la sorella bionda e maggiorata di Mame - impossibile non pensare alla burrosa Marylin, inevitabile il confronto con le maggiorate artificiali contemporanee - ma più svanita, più audace e più spudorata, perché il suo destino non è la semplice emancipazione, ma lo spettacolo e si sa che la strada verso lo show business è lastricata di pessime intenzioni, oltre che di ottime battute.
Dennis, ovvero Edward Everett Tanner III, scomparve nel 1976 a New York dopo una vita avventurosa, specie nel finale: perse tutto il patrimonio guadagnato con sedici romanzi e i loro adattamenti e trascorse gli ultimi anni come maggiordomo in incognito, cioè con il suo vero nome, Tanner, con il quale nessuno, compreso Ray Croc, il fondatore di McDonald’s per cui lavorò, lo conosceva. Fu dunque un maestro in infingimenti, nella vita e nella carriera letteraria, in cui si nascose sotto doppi e tripli pseudonimi, infischiandosene, all’apparenza, delle regole del marketing. Tanto che un suo delizioso libretto che vi invitiamo a riscoprire, contenente una storia d’amore e lotta narrata da un doppio punto di vista - nulla è mai single, in questo autore jongleur - Un’adorabile coppia, uscito qualche mese fa per Mursia è rimasto, rispetto a Zia Mame, un titolo di nicchia, perché nascosto dalla firma Virginia Rowans
Cosa che siamo certo non accadrà con Povera piccina, in cui Dennis ha completato il trucco biografico con un folgorante set di scatti realizzati con il fotografo Chris Alexander che valgono da soli il prezzo della copia di Adelphi, pronta a sfilare in libreria agghindata proprio come una mannequin anni Sessanta grazie alle cure amorevoli prestate al format dall’editor Matteo Codignola.