«Poveri democratici, così miopi da inseguire Fini»

RomaSegretario Paolo Ferrero, meno male che c’è Fini, dicono dalle parti del Pd.
«Segno di povertà culturale. Prendo ulteriori distanze, non ha più senso parlare di centrosinistra. Noi siamo la sinistra».
Il solito bastian contrario.
«Fini dice alcune cose positive e condivisibili, ma congeniali al progetto di Berlusconi. La tragedia è che se uno sostiene tesi di una destra meno estremista, lo possano far apparire per quello che non è. Lo facciano diventare campione del centrosinistra... Sono allibito, prendono lucciole per lanterne ancora una volta».
Un po’ come avvenne con Montanelli.
«Appunto: segno di povertà culturale. Il Pd viene risucchiato in una dialettica tutta interna al partito di maggioranza relativa, nel quale è fisiologico che si formino una destra e una sinistra, un’area clerical-fascista e una più laica...».
Gioco delle parti tra Fini e Berlusconi?
«Non so. Fini ha il diritto di tribuna: le sue tesi non hanno alcuna possibilità di diventare maggioranza. C’era più dialettica tra Forza Italia e An».
Eppure non era scontato, Fini ha avuto il coraggio del dissenso.
«È un moderato conservatore rispettabile e ha fatto un percorso credibile sull’antifascismo. Ma è Berlusconi che lo ha scavalcato a destra, mentre Fini sostiene più o meno le tesi della Cdu tedesca. Però nessuno avrebbe detto, chessò, di Malagodi o Altissimo che era il principale alleato di una sinistra riformista...».
Sia comprensivo: il Pd ha fame di eroi.
«È incredibile la miopia che può portare il Pd ad accettare la sfida del dialogo: sarebbe drammatico dare una mano a un tipo di riforma elettorale dal sapore autoritario, così com’è gravissimo il referendum sul bipartitismo...».
Ma dal bipolarismo non si torna indietro.
«Bisognerebbe: hanno approfittato di Mani pulite, negli anni Novanta, per smontare il sistema proporzionale, invece di allargare la partecipazione».
I Ds erano in prima fila.
«Abbandonando il comunismo, hanno spacciato il bipolarismo per una forma matura di democrazia. Invece è un’alternanza tra simili, senza che mai cambi nulla, senza che nessuno possa proporre un’alternativa reale al sistema. Dimenticando che l’elettorato si restringe a un cinquanta per cento, come negli Usa...».
Con l’Udc insistete a battervi per il sistema alla tedesca. Ma ieri Casini ha detto: io e Ferrero non abbiamo nulla da dirci.
«Concordo: nulla. Se non sul sistema elettorale alla tedesca».
Ormai dentro il Pdl è contenuta anche l’opposizione: il sogno di Berlusconi.
«Sì, tendono a occupare spazi molto più ampi... Però attenzione: Fini non è alternativo al disegno berlusconiano. Persino più pericoloso, fondandosi sulla dissoluzione del sindacato e su una riforma presidenzialista e bipartitica: questa è la tendenza al regime che vedo».
Regime, addirittura. Così funzionano gli Usa e tante democrazie occidentali.
«Ma lì esiste il bilanciamento dei poteri, non sommano i fattori negativi che esistono da noi: dalla concentrazione dei mezzi d’informazione al plebiscitarismo».
È inguaribilmente comunista. Alle Europee ancora con falce e martello.
«Sì, assieme a Diliberto, Salvi e De Vita. Per rimettere assieme il polo alternativo».
Nulla di nuovo, divisi verso il nulla.
«Le aggregazioni si fanno con chi fa almeno un discorso sensato».
Non parla di Vendola.
«Non parlo delle varianti del Pd».