IL "POVERINISMO" CHE BEFFA GLI ONESTI

Niente regole, siamo italiani. A un governo che si provi a introdurne, ad attrezzarci finalmente contro i pericoli di qualsiasi emergenza sociale, dalla sicurezza nazionale alla lotta al randagismo, rispondiamo tirando fuori i sentimenti più deteriori di compassione, solidarietà, rinuncia. Almeno questo fanno i membri più esposti e appariscenti, che siano giornalisti lanciati in ruoli pedagogici non richiesti, che siano politici dimentichi del mandato ricevuto; gli altri, maggioranza onesta turbata, non sanno a che santo votarsi per sperare in una vita tranquilla.
In tre episodi recenti emblematici dell’emergenza nazionale le polemiche ruotano tutte nella direzione infelice che si potrebbe definire come sindrome del «poverinismo», ovvero poverino lui, poverina lei, povero cane, ma mai una volta poveri noi che ci siamo capitati e siamo vivi per caso.
I cani randagi terrorizzano le regioni del sud, hanno ucciso un bambino e martoriato una turista solo in Sicilia negli ultimi giorni, ma guai a proporne l’abbattimento. Il fenomeno del randagismo è sicuramente frutto di incuria, abbandono, indifferenza degli Enti locali, ma al pericolo reagire si deve, anche a costo di eliminare animali che sono divenuti di fatto un pericolo.
Stupratori e maniaci sono un problema serio e grave, ma guai a proporre la castrazione, chimica e reversibile, intendiamoci, come possibile strumento di difesa, peraltro a volte richiesto anche dai condannati che si sentono impotenti a cambiare comportamento. Immediatamente vengono giù tutte le sacre geremiadi sull’inciviltà e la disumanità, e mentre si difendono i criminali, le vittime scivolano nell’ombra, come se di qualcosa fossero colpevoli.
Ai medici che si trovino nelle condizioni di assistere e curare degli stranieri clandestini e dunque illegali nel nostro Paese, si chiede di segnalarne la presenza. Il giuramento di Ippocrate non impedisce di denunciare la presenza di un ferito da un colpo d’arma da fuoco, di un bambino con ferite sospette, di una donna picchiata, anzi questo dovere fa parte del giuramento. Si può legittimamente esigere dal governo rigore nei confronti di chi consente gli sbarchi dei clandestini, un esempio per tutti la Libia di Gheddafi, ma non ha senso gridare alla barbarie se lo stesso governo impone regole e controlli contro l’impunità di chi circola clandestino in Italia. A forza di gridare al razzismo per impedire che i cittadini vengano garantiti, finirà che il razzismo lo provocheranno sul serio. Non facciamoci intimidire.