Povero Assange, costretto a diventare milionario

Mentre sul web impazzano i falsi scoop di Wikileaks su Babbo Natale, con decine di siti che pubblicano improbabili quanto comiche rivelazioni, Julian Assange ha trovato sotto l’albero un regalo degno di nota, un accordo da 1,5 milioni di dollari per scrivere la sua autobiografia.
«Non voglio scrivere questo libro, ma devo farlo», ha detto in una intervista per il Sunday Times annunciando l’accordo: «Ho già speso 200mila sterline per i costi legali, e ho bisogno di difendermi e mantenere Wikileaks a galla». L’australiano, che è attualmente in libertà condizionata in Gran Bretagna, riceverà 800mila dollari (600mila euro) dal suo editore americano Alfred A. Knopf e 325mila sterline (380mila euro) dal britannico Canongate. Altri contratti porteranno i suoi proventi complessivamente a 1,1 milioni di sterline. In Italia, il libro verrà distribuito da Feltrinelli. L’uscita è prevista per la primavera del 2011.
Le spese legali sono il principale cruccio di Assange: «Anche se gli avvocati ci regalano un po’ del loro tempo», i costi hanno superato le 500mila sterline. Il blocco alle donazioni online non pesa meno sui bilanci: sempre Assange ha rivelato che durante il picco di attività il sito arrivava a ricevere sino a 100mila euro al giorno.
Alla vigilia di Natale, il fondatore di Wikileaks ha accolto giornalisti e amici nella villa settecentesca di Ellingham Hall dove lo ospita il suo ricco sostenitore Vaughan Smith. Al giornale britannico Guardian (uno dei media internazionali che pubblicano i dispacci segreti della diplomazia americana che Assange ha reso pubblici facendo infuriare la Casa Bianca) ha confessato di avere «bisogno di un po’ di riposo» dopo due mesi «estenuanti». Ai giornalisti britannici, Assange è effettivamente apparso «fisicamente esausto». Nell’intervista, in cui ha detto che il suo destino è nelle mani del premier britannico David Cameron nel caso che gli Stati Uniti chiedessero di estradarlo, Assange ha evocato il delitto Kennedy: se finissi in un carcere americano - ha detto - farei la fine di Jack Ruby, l’uomo che uccise Lee Harvey Oswald, l’ex marine accusato di aver assassinato nel 1963 il presidente americano, che morì in prigione per un cancro che secondo lui gli era stato «inoculato da chi lo voleva far tacere per sempre».
Continuano intanto a uscire su Wikileaks nuovi dispacci diplomatici americani degli anni scorsi, destinati in origine a rimanere segreti. Alcuni di questi riguardano la missione militare italiana in Irak, e segnatamente il tragico «episodio dell’ambulanza» che nell’agosto 2004 (nove mesi dopo il tragico attentato contro la nostra base a Nassirya) vide coinvolti alcuni militari italiani in un controverso e sanguinoso episodio. Un’ambulanza con a bordo una partoriente fu colpita per errore perché scambiata per un mezzo ostile: morirono in tutto quattro civili iracheni. E in un rapporto americano datato 8 aprile 2004, si cita un «resoconto dell’Intelligence italiana», che dà notizia dell’arrivo a Nassirya di «circa 400-500 combattenti» provenienti dall’Iran per attaccare «il compound italiano (White Horse? Camp Mittica?, si chiede l’estensore del documento)». «L’attacco verrebbe lanciato con un ordine di Moqtada Sadr». Il dispaccio era arrivato tempo prima, forse addirittura 30 giorni prima.