Povero Gianfranco, pure Bocchino preferisce Casini

il braccio destro dell'ex segretario di An giura fedeltà al numero uno dell'Udc. "Il dopo Berlusconi? Spero in un premier donna e sui quarant'anni"

Per dirla alla Flaiano poche idee ma confuse. Dovrà fare mente locale, e al più presto, il futurista Bocchino. Dapprima dalle colonne dell’Unità snobba Fini auspicando urne a maggio e Casini leader. Poi, 24 ore dopo, intervistato dall’Ansa lancia l’idea di una donna, una quarantenne d’assalto - che non è la Marcegaglia - come antidoto al Cavaliere. In attesa di sapere che fine farà Rutelli, il paladino dell’ipergarantismo strizza l’occhio a Montezemolo e annuncia, sempre sul quotidiano fondato da Gramsci, che «qualcuno tra il premier e Fini non potrà più occupare il ruolo odierno». E prevede che questo non sarà l’attuale presidente della Camera. Più che futurista, indovino.
Italo a tutto campo (con Gianfranco raffreddato) si gode il momento di gloria nel corso dei lavori dell’assemblea dei parlamentari del (per ora) «Nuovo Polo per l’Italia» a Todi. Un summit che sembra dare in ribasso le quotazioni di Fini e del panchinaro Rutelli, almeno a sentire Bocchino. Che, sempre ieri su l’Unità, aveva annunciato l’idillio con Casini: «I rapporti sono ottimi, è lui il mio leader». Bocchino l’equilibrista è deciso a cavalcare il pluralismo di chi ancora non ci ha capito un fico secco: «Non abbiamo rapporti di leadership, quelli ce li ha il centrosinistra - analizza - e il Pdl che dopo Berlusconi si appresta ad avere il vuoto. Noi abbiamo una pluralità di leader e sarà questa la nostra forza». Forza che a Todi è sembrata però tutta concentrata nella ricerca del nome da dare alla coalizione, con «Nuova Italia» nettamente in testa ai sondaggi. In pochi sembrano curarsi dell’ingorgo di troppe correnti: dai rutelliani, ai liberaldemocratici, dall’Mpa di Raffele Lombardo, ai socialisti di Boselli: si prospetta una gara di scacchi e ripicche. Il vice presidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli prospetta la catastrofe: «Questo Polo nasce diviso su un tema di fondo come la biopolitica: da una parte Della Vedova e Fini, dall’altra Casini e Buttiglione. In mezzo un oceano di diversità su eugenetica, fecondazione artificiale, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Il Terzo Polo è come l’Ippogrifo del poeta sul quale salta Astolfo per recarsi sulla Luna e recuperare il senno smarrito da Orlando a causa della bella Angelica».
Ma, a parte la riserva di Benedetto Della Vedova (Fli) che auspica l’arrivo di «uno che metta la faccia sul nuovo progetto», la pluralità di leader è vista come unica strategia dopo la fine del populismo e del leaderismo personalistico. Sostiene il finiano Bocchino: «Dalle prossime elezioni verranno fuori due certezze: che Berlusconi non sarà più premier e che noi saremo determinanti al Senato. Quindi per noi il problema è trovare un candidato premier, uno speaker». Poi, nel corso della convention a Padova, boccia l’idea di Federalismo («Così com’è non lo voteremo mai») e torna a parlare dell’ipotesi di dimissioni di Fini: «Se lo scordi Berlusconi che Fini si dimetta. Non gli lasciamo una istituzione di garanzia affinché possa conquistare e piegare anche quella a un disegno di occupazione di istituzioni terze». Ce n’è anche per il governatore del Veneto Luca Zaia che, dopo l’affare Montecarlo, sta chiedendo a più riprese le dimissioni di Gianfranco; l’attacco è frontale, impietoso: «Zaia si occupi della Regione Veneto che già non è riuscito a gestire l’alluvione, si occupi dei cittadini e del federalismo di cui avrebbero bisogno i veneti. Chiedevano di avere Comuni con maggiori competenze, e cittadini con meno tasse, invece la Lega e Zaia stanno facendo un federalismo comunale che aumenta le tasse ai cittadini e toglie i soldi ai Comuni. Si occupi di questo Zaia, se è capace». Bocchino si procuri un elmetto.