Povero Hayden, gentiluomo in moto «tradito» dalla sua stessa squadra

Il peso del numero uno rischia di soffocarlo. «Non è certo il modo migliore per iniziare il mondiale da campione del mondo» dice sconsolato Nicky Hayden dopo un inverno a dir poco disastroso. Anche nel 2006, per la verità, il pilota della Honda aveva faticato moltissimo durante i mesi di preparazione al campionato e poi ha vinto il titolo. Ma quest'anno la situazione è decisamente peggiore. Il cambio di regolamento ha modificato radicalmente le moto e la nuova RC212V è così piccola che sembra costruita apposta per Daniel Pedrosa, il compagno di squadra che catalizza le attenzioni della Hrc, mentre Nicky fatica addirittura a stare in sella.
«Non credo che alla Honda facciano dei favoritismi» commenta con la solita classe Hayden, un campione che ha raccolto più consensi per il suo comportamento che per la guida. E il pensiero va a papà Earl che piange nel box di Valencia e alle sue parole nel momento del trionfo, a quel suo dire innocentemente e senza malizia «ha vinto mio figlio, ma Rossi rimane il numero uno». Ecco, la modestia è un'altra caratteristica della famiglia Hayden e Nicky sa benissimo che riconfermarsi campione sarà un'impresa al limite dell'impossibile. Anche perché, obiettivamente, è difficile che possa ripetersi una stagione piena d’imprevisti come quella del 2006.
Hayden non è Rossi, ma nemmeno Capirossi, Melandri e Pedrosa, lo scomodo compagno di squadra, velocissimo per tutto l'inverno. Ecco, quindi, un altro problema per Nicky, perché mentre nel 2006 era comunque lui il pilota più forte, stavolta Daniel è decisamente più competitivo e quelli che per Hayden sembrano problemi irrisolvibili, per Pedrosa sono punti di forza. Come la gomma anteriore da 16 pollici introdotta dalla Michelin che fa volare lo spagnolo. Se poi si aggiungono la voglia di rivincita di Rossi, la grinta intatta di Capirossi e la classe di Melandri, ecco che il campionato di Hayden appare decisamente in salita.
Ma non bisogna neppure commettere l'errore di sottovalutarlo, come invece è successo nello scorso campionato: seppure in difficoltà, seppure in affanno, il campione del mondo rimane un pilota molto determinato, dal carattere forte e dalla regolarità impressionante. La conquista del titolo non l'ha cambiato, Nicky non è certo appagato, il suo stile di vita è rimasto modesto come quando insieme alla famiglia girava l'America inseguendo un sogno a bordo di un motorhome tanto scassato che vi entrava l'acqua quando pioveva. Hayden probabilmente non è un fenomeno, non lascerà una traccia indelebile nella storia del motomondiale, ma è pur sempre un campione da rispettare. Non farlo, sarebbe un grave errore.