Povero Peci, la verità ti fa male

Maresciallo Angelo Incandela

Povero Patrizio Peci, capisco che la verità ti abbia datofastidio.Eppuresei stato tuaricordare nel libro Io, l'infame: «Mi portarono nel carcere di Cuneo e il maresciallo che mi accolse, molto furbo molto esperto (…) immaginava il mio stato d'animo. Ero lì da qualche giorno e lui capì che ero in crisi. Un giorno mi disse: se vuoi possiamo metterti in contatto con persone a livello altissimo. Ci ho pensato un po' e poi ho detto sì». Ci sono anche delle bobine - consegnate ai servizi segreti, con i colloqui registrati a tua insaputa - che confermano la mia versione dei fatti. E poi, Peci, ti sei scordato dell'appuntato che compilava la lista e andava a fare la spesa per te? E quella volta che ad Alessandria, dove sei stato trasferito da Cuneo, mi hai ringraziato per l'aiuto che ti avevo dato? Mi accorgo che hai la memoria corta anche sul generale Dalla Chiesa. Quando hai deciso di parlare mi hai detto: «Parlo con tutti tranne con lui» e solo dopo hai commentato: «Però, quel generale mi piace». Fin dal primo incontro hai messo le cose in chiaro dicendo: «Se collaboro deve essermi garantita la sicurezza in carcere, i benefici di legge e appena sarò libero voglio andare all'estero». Questa è la verità vera e mi dispiace di queste tue parole contro di me, che ti ho aperto la porta verso una nuova vita. Per quanto riguarda l'indagine nei miei confronti, per la quale non sono ancora stato rinviato a giudizio, non ha nulla a che fare con il servizio che ho svolto nelle carceri italiane.