Povero Prodi, non se lo fila più nessuno...

È caduto un silenzio di piombo sulla cervellotica esternazione del ministro Pecoraro Scanio secondo il quale nella singola Italia si registrerebbero temperature di quattro gradi superiori a quelle della media mondiale (Sahara compreso) e tutto ciò per colpa del riscaldamento globale e del fatto che da noi ci sono pochi pannelli solari e turbine eoliche. Una bestialità messa in evidenza anche da due dei fratelli Prodi, un climatologo e un fisico, che avrebbe dovuto suggerire al Prodi numero uno di obbligare il Pecoraro a rassegnare le dimissioni. E invece il Pecoraro è ancora al suo posto.



Ma cosa vuol pretendere dal testa quedra, caro Delli Santi! Chiedere a Prodi di dimissionare un ministro! Quel poveretto non ha nemmeno l’autorità di chiamare a rapporto uno dei cento e passa membri del suo governo, figuriamoci toglierselo di torno. Certo è che lo spettacolo che mostra di sé è davvero imbarazzante. Quel faticoso arrancare lungo una volontaria via crucis muove a pietà per un uomo, per un politico, per uno che si diceva leader sottoposto alle più brucianti umiliazioni. Ne ingoia di rospi testa quedra, ne fa indigestione. E le sue patetiche, toccanti reazioni? I suoi decaloghi «per mettere tutti in riga»? E le sue notifiche? «Durerò cinque anni!». «Qui comando io!». «Sircana è il portavoce u-ni-co del governo!». Atteggiamenti puerili di chi, essendo alla canna del gas, ha perso la trebisonda. Solo chi l’ha perduta può illudersi di imporre ad animali politici de brousse et de riviere come quelli che costituiscono la centuria governativa un portavoce «unico» di nome Silvio Sircana. Che è una bravissima persona. Che non ha commesso alcunché di male perché non è male ed anzi è squisitamente progressista vuoi il transessuale vuoi chi lo bazzica. Però agli occhi del Palazzo, della società civile e di quella incivile la bravissima persona che è Sircana rimarrà sempre quello della notte brava nel viale dei battoni.
Non se lo fila più nessuno, Romano Prodi. E lui lì, irremovibile, a resistere, resistere, resistere. Attirando su di sé il malumore e spesso la stizza, l’ironia e non di rado lo scherno del popolo della sinistra è perfino riuscito in un miracolo: stemperare l’antiberlusconismo nell’antiprodismo facendo così perdere presa al calcestruzzo che teneva unita la sinistra dalle molte anime. Insomma, un disastro che proietta un qualsiasi capo di governicchio balneare modello prima Repubblica al rango di illuminato e valente statista. Dopo questa esperienza a Prodi non resterà che rinunciare al beneamato ciclismo per un altro sport. Non gli resterà che darsi all’ippica.
Paolo Granzotto