Il povero visionario di Eduardo rivive nel segno della nostalgia

Giovanni Antonucci

La drammaturgia di Eduardo De Filippo mostra, ogni anno che passa, la sua fragilità parzialmente mascherata da uno scaltro mestiere, il suo moralismo insistito, la sua aspirazione, spesso frustrata, di interpretare la realtà non solo napoletana. Nella stagione teatrale passata, Questi fantasmi! aveva rivelato i guasti di un pirandellismo programmatico. Quest'anno Le voci di dentro, in scena al Teatro Argentina di Roma e poi in tournée, mostra più di una ruga, anche se regge assai meglio di Questi fantasmi!. I suoi limiti, infatti, sono d'ordine più drammaturgico che poetico. Il primo atto avrebbe bisogno di tagli drastici che il regista Francesco Rosi e il protagonista Luca De Filippo, figlio di Eduardo, si sono ben guardati dal fare. Bisognerebbe avere il coraggio di considerare le commedie di De Filippo non come capolavori intoccabili ma come opere che risentono inevitabilmente del passare del tempo.
La debolezza del primo atto non pregiudica tuttavia l'interesse di questa commedia, che resta uno dei risultati più alti dell'intero teatro dell'autore. La sua originalità è nell'atteggiamento morale del protagonista, Alberto Saporito, un vinto costretto a fare i salti mortali per sopravvivere con il suo lavoro, un tempo fiorente, di «apparatore» di chiese e di feste. Egli passa la sua grama vita con il fratello Carlo e con il vecchissimo Zi' Nicola in un magazzino colmo di oggetti di ogni genere. Eppure questo emarginato, che sembra vivere in un mondo popolato solo di fuochi d'artificio, ha una consapevolezza della realtà molto superiore a quanto può sembrare dal suo comportamento di visionario, che ha sognato l'assassinio da parte della famiglia Cimmaruta, di un certo Aniello Amitrano, misteriosamente scomparso. La denuncia di Saporito viene presa in seria considerazione dalla polizia, ma la mancanza del cadavere scagiona i Cimmaruta. Grande, però, è la sorpresa di Saporito quando tutti i componenti della famiglia, ritornati in libertà, si presentano da lui per accusarsi del delitto. Ognuno accusa l'altro in un gioco al massacro che descrive la profonda crisi della famiglia, tema assai caro a Eduardo. L'odio familiare investe anche lo stesso Saporito perché suo fratello Carlo riesce a impadronirsi della sua attività. La scoperta di un'umanità spietata determina l'atteggiamento morale del protagonista, che è pronto a pagare con il carcere le conseguenze della sua denuncia, anche perché il presunto morto è vivo e vegeto. La regia di Francesco Rosi non sfrutta adeguatamente le tematiche più interessanti della commedia, anche per i limiti di alcuni interpreti. Luca De Filippo è comunque attento a cogliere il risentimento morale del suo personaggio.

LE VOCI DI DENTRO di Eduardo De Filippo. Regia di Francesco Rosi con Luca De Filippo. Teatro Argentina, Roma