Pozzato in contropiede missile biondo a Sanremo

Boonen lancia l’italiano, che sorprende tutti nel finale

Pier Augusto Stagi

da Sanremo

Sulle strade della Sanremo, sboccia Filippo Pozzato. L'uomo che non ti aspetti, perché da troppo tempo tutti lo aspettavano. Da sempre considerato un predestinato del pedale, fin da quando a soli 18 anni passò professionista bruciando tutte le tappe (la Mapei lo acquistò facendolo maturare lentamente, senza fargli fare un solo giorno da dilettante, ndr), Pozzato ha posato ieri un mattoncino importante. Una vittoria che vale una carriera e che la cambia. Una vittoria nata sul Poggio, nelle fasi conclusive di questa prima grande Classica della stagione, alla sua 97° edizione.
Tutti si aspettano lo scatto di Paolo Bettini, invece ecco Alessandro Ballan, un altro ragazzo giovane e di belle speranze, che sta mostrando miglioramenti costanti e continui. Ci si attende la risposta di Bettini, invece come un falco si porta sulla sua ruota Pozzato, che si accoda e non si muove più da lì. Finale da brivido, a rischio coronarie. Ecco che arriva Astarloa. I tre raggiungono e superano Schleck, che era partito poco prima di loro. In discesa si ricompattano i sei: Ballan, Pozzato, Astarloa, Nocentini, Sanchez Gonzalez e Schleck; alla fine della discesa il gruppo di Petacchi e Boonen insegue a soli 8".
Possono bastare, ai fuggitivi. Il gruppo reagisce, a 400 metri dal traguardo, quando gli inseguitori si stanno agganciando, ecco che scatta Nocentini, ai 350 parte secco Pozzato, che a testa bassa fila via verso il traguardo. Petacchi è già lanciato, ma per lui c'è solo l'amarezza e la disperazione del secondo posto: primo dei battuti. Un finale da brividi, da lasciar senza fiato. Gli organizzatori vogliono modificare il percorso, noi ci auguriamo di no. La Sanremo è bella così. È bello anche Filippo Pozzato. Giovane, sfrontato, sicuro e sorridente, con quei riccioli d'oro che gli sfiorano il viso e che mandavano in bestia Gian Carlo Ferretti - il suo vecchio team manager -, ma fanno impazzire le teen-agers. È un uomo copertina, come Tom Boonen, suo compagno di squadra. «Lui però ha già vinto dieci corse quest'anno, e io solo una», dice lui. L'importante, ora, è trovare la giusta continuità, farsi trovare pronto su altri traguardi. In altri appuntamenti. Boonen piace per il suo aspetto fisico e perchè vince a ripetizione.
Lo stesso deve cercare di fare in futuro Pozzato, che ha tutto per per «bucare il video». «È vero, la continuità è fondamentale - dice il vicentino -, ma io non dispongo di uno spunto veloce come quello di Boonen, e quindi per me risulta molto più difficile vincere». Adesso andrà al Nord, per le classiche. «Dovrò mettermi al servizio della squadra, Tom ci tiene troppo a queste corse, e anche Paolo al Fiandre ci sta facendo un pensierino da tempo», dice. «Mi hanno criticato fin da quando sono passato professionista perché passai troppo giovane - ha spiegato Pippo, 26 vittorie, con una tappa al Tour, due Laigueglia e un Giro del Lazio -. Poi perché guadagnavo troppo. Poi perché ho i capelli lunghi, poi perché amo i bei vestiti, le macchine sportive, la bella gente. Quando la stagione me lo consente, sono anche uno che ama divertirsi, ma sono un ragazzo, un ciclista, non un monaco di clausura. Quindi, ho imparato a far finta di nulla, vado per la mia strada», che poi è quella che l'ha portato ieri a Sanremo. Per primo.