A Prà ora sono tutti pazzi per il Cep

Come un souvenir che si mostra con orgoglio sotto una faccia abbronzata da far invidia. La Tshirt con le scritte si sa, va di moda, sia che porti disinvoltamente stampato «De puta madre» (da indossare rigorosamente abbinata al cranio rasato e i bicipiti tatuati... ma la mamma cosa pensa quando la mette in lavatrice?) o, più soft e vacanziera con «I love NY», sia che - ma qualcuno si stupirà - ci sia un cuore con «I Love Cep».
Sì, Cep, sigla di Case edilizia popolare, che un tempo era sinonimo di degrado e abbandono e oggi, al contrario, è la bandiera di chi da solo si è creato un quartiere su misura, magari in mezzo al verde, con case ordinate con vista mare e tante attività comuni. A Prà succede da qualche tempo che si vedano persone con questa nuova maglietta: creata per la prima volta dal Consorzio Pianacci, in occasione della Ceppions league, torneo di calcetto che ha coinvolto 80 ragazzi in età compresa fra i 6 e i 16 anni, adesso la maglia va a ruba ed è diventata un caso.
Ma nessuno qui al Cep si stupisce, non certo la signora Maria Gabriella Podda, che ha dedicato al proprio quartiere la poesia «Omaggio al Cep»: «Colorate e profumate ginestre alternandosi allegramente con l’intenso/ azzurro del cielo e il bizzarro crescendo di tinte variegate della/ verdeggiante collina fanno capolino quassù in questo lembo di/ paradiso che domina il mare (...) Qui dove (...) poi tutti rimangono, rinunciando allo squallore che ti offrirebbe in cambio la città». Se questo non è amore....