Prêtre e l’orchestra del Grande Elettore

Concerto benefico per la Croce Rossa domani sera alla Scala con la Staatskapelle Dresden fondata da Maurizio di Sassonia

Elsa Airoldi

Quando è arrivato, nel novembre dello scorso anno, la Filarmonica della Scala colpita a morte dalle mille sventure che sappiamo ha cominciato a sorridere. Anche perché Georges Prêtre non la finiva più di sottolinearne l'unicità, la bravura, la disciplina, la disponibilità, l'intuito stilistico. E non si stancava di aggiungere che, fosse stato per lui, avrebbe anche smesso di dirigere. Perché la vita è fatta di molte cose e il podio è una faticaccia. Se non fosse che sentiva il richiamo di alcuni cavalli di razza. E ai purosangue non si può davvero dire di no.
Chi erano? Loro ovviamente, i nostri Filarmonici. Ma anche l'Orchestre National de France, i Wiener Philharmoniker, i Wiener Symphoniker e la Staatskapelle Dresden, un tempo guidata con tanto amore dal suo amico Giuseppe Sinopoli. Ed ecco fatto. La sirena ha cantato e Goerges non ha resistito al fascino. Il suo nome è Staatskapelle Dresden che, nell'ambito di un tour italiano, accoglie la circostanza di un concerto a favore della Croce Rossa Italiana (Comitato di Milano, Sezione Femminile). Lunedì alla Scala. La Scala? Altra sirena, come il Musikverein di Vienna. Luoghi magici, sottolinea Prêtre, dove si avvertono le " presenze".
Se il direttore francese da noi è proprio di casa, non possiamo dire altrettanto dell'orchestra tedesca che pure il mondo lo gira e ha girato in lungo e in largo. La sua presenza in città è importante. Si tratta infatti di una delle orchestra più antiche esistenti. Basti che nel '98 ha celebrato i 450 anni passati da quando il Grande Elettore Maurizio di Sassonia la fondò. Era il 1548. Naturalmente allora il concetto di orchestra era completamente diverso. Ma lei, con teutonico rigore, ha continuato a marciare e diventare. Senza fermarsi mai. Tanto da metter assieme una collezione di complimenti da far arrossire.
Una vivida luce tra le orchestra di cappella protestanti, sentenziò Heinrich Schütz nel Seicento. Mentre nel Sette Rousseau, sì lui, Jean Jacques re dei Lumi, ne lodava il bilanciamento dell'organico e la perfezione d'assieme. Per Beethoven, nell'Ottocento, la Dresden era la miglior orchestra d'Europa. E per Wagner la più miracolosa. Il secolo successo Richard Strauss la riteneva la miglior orchestra del mondo. Più in qua Seiji Ozawa parlava di "sogno" e Colin Davis di personalità. I suoi caratteri? Tecnica, versatilità, cultura, serietà, tenacia. Un timbro e un suono particolari e riconoscibili.
Le grandi bacchette di oggi sono passate praticamente tutte sul suo podio. Da Kleiber a Karajan e da Mehta a Maazel. Sinopoli, che non a caso amava Strauss, l'estimatore più autorevole e concreto (la diresse per sessant'anni e le consegnò nove prime d'opera) ne è stato direttore principale dal '92 alla morte (autunno 2000). Quindi le consegne sono passate a Haytink. E dal prossimo anno il direttore principale sarà Fabio Luisi. Mentre Colin Davis resta direttore onorario.
Il repertorio "dell'orchestra di Strauss" va dal barocco al contemporaneo. La compagine è attiva alla Semperoper e, nella sola Dresda, tiene più di cinquanta concerti a stagione. Da noi quella che oggi è l'Orchestra di Stato della Sassonia, arriva sulle ali di alcuni autorevolissimi estimatori. Del genere Beethoven e appunto Strauss.
Un impaginato "a programma" propone l'Ouverture op.84 dall'Egmont di Beethoven, il Poema Sinfonico op.20 di Strauss e la Symphonie Phantastique op.14 di Berlioz. Il Beethoven dell'Egmont (1809-10) è quello eroico di Fidelio. L'Ouverture, che anticipa nove brani di scena per l'Egmont, esaurisce in una sintesi vigorosa il messaggio ideologico di Goethe. Il Poema sonoro per grande orchestra op.20, Don Juan (Weimar, 1889) è il primo (esiste l'abbozzo di un Macbeth) poema sinfonico di Strauss.
Il compositore ha 24 anni ma già un'incredibile disinvoltura nel trattare il linguaggio orchestrale e uno straordinario senso virtuosistico. Don Giovanni trae spunto dal mito così come lo intende Nikolaus Lenau, citato in partitura. La Symphony Phantastique di Berlioz (Parigi, 1830) è a sua volta un lavoro d'esordio che ben riassume più di un carattere della poetica del compositore. La Fantastica inaugura una seria di composizioni sinfoniche a programma e si impone proprio come ora zero (naturalmente "ufficiale") di un genere che sarà molto frequentato.