Prada rovescia l’ultimo cliché e crea la scollatura sofisticata

Miuccia disegna una collezione più sexy ma senza cadere nella volgarità. E spiega: &quot;Ho reso concettuale il seno&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=425091">Chiffon e mantelle</a></strong>: così la montagna diventa romantica. <strong><a href="/interni/lintervista__cesare_casadei/26-02-2010/articolo-id=425088-page=0-comments=1">Cesare Casadei</a></strong>: &quot;Adoro vedere le donne con le mie scarpe ai piedi&quot;

Milano - «La discussione sugli argomenti femminili è pericolosamente in calo» dice Miuccia Prada poco prima di far sfilare una collezione che mette la frivolezza al centro della modernità, le ragioni dei sensi e del cuore nel bel mezzo di quella critica della ragion pura considerata fondamento del sapere contemporaneo. C'è il rischio molto concreto di mescolare le teorie di un grande filosofo come Immanuel Kant con il perverso bon ton di un personaggio dei fumetti come Eva Kant, l'eterna fidanzata di Diabolik. Ma proprio per questo la moda Prada del prossimo inverno ci è sembrata difficile da superare nel comporre un'immagine di donna colta e al tempo stesso piena di frivoli cliché: fiocchi, ruches, pizzi e volant, i tacchi a spillo e le gonne a cupola, il seno in primo piano, soprattutto lui. «Ci son voluti due mesi di lavoro per riuscire a ottenere l'effetto di un reggiseno a balconcino senza cadere nell'ovvietà» spiega lady Prada parlando poi di forme enfatizzate in modo grafico, di «seno concettuale», di grande semplicità complicata dal fatto che lei non voleva le tipiche costruzioni da alta moda: impalcature nascoste negli abiti e nei cappotti. A dire il vero la maggior parte dei modelli sembravano costruiti attorno a quei deliziosi reggiseni corbeille presentati da Herminie Cadolle all'Esposizione Universale di Parigi del 1889 come lo strumento ideale per «alzare i caduti, avvicinare i dispersi, rinforzare i deboli e contenere i forti». Ma in realtà l'affascinante effetto era ottenuto da cespugli di ruches, maglia, pizzo, minuscoli cristalli e volant per non parlare dello strategico taglio a falce di luna che lascia intravvedere la parte di corpo tra cuore e polmone. A tutto questo bisogna poi aggiungere le strepitose forme degli anni Cinquanta e Sessanta (il trapezio, le gonne a cupola, vita altissima e maglie cortissime) rilanciate proprio da Miuccia negli anni Novanta. Si parte quindi dalla rivisitazione dello stile borghese per arrivare al fascino indiscreto dell'ironia che è la nuova conquista di questa strana donna così intelligente e aperta al nuovo da potersi permettere molti lussi, compreso quello di guardare con indulgenza il proprio lato debole, non quello altrui.

Insomma questi bellissimi modelli in cachemire double, in razmir di lana, oppure in jersey plastificato come sempre detteranno la tendenza della stagione anche grazie all'uso di sublimi stampe scozzesi o con il motivo a treccia dei maglioni riprodotto pure sul davanti dei calzettoni di lana e sulla fascia che trattiene lo chignon stile Eva Kant. Le scarpe a punta con il fiocchetto davanti, i mocassini anni Settanta e gli occhiali dalla forma allungata del gatto, faranno il resto: una finestra di dialogo aperta sui vecchi stilemi della femminilità nel bel mezzo di un'epoca tutta nuova.

Più rassicurante da questo punto di vista, ma incredibilmente bella, la collezione Fendi è un inno al made in Italy, alla nostra grande tradizione artigianale, al senso del bello che nel cosiddetto «Bel Paese» ha la sua patria d'elezione. Il messaggio arriva subito forte e chiaro con la prima uscita in passerella (un meraviglioso cappottino di coccodrillo bianco con tasche e intarsi di zibellino) cui seguono in ordine sparso cappotti senza maniche e senza collo in materiali preziosi assemblati con la tecnica del patchwork, splendide gonne a ruota in pelle da guanto, un indimenticabile chemisier di breitshwantz. Ci sono poi sei modelli di borse destinati a diventare altrettanti classici con soluzioni ispirate dalla praticità tipo i rinforzi metallici agli angoli per evitare di sciupare un piccolo capolavoro. Insomma non è un caso se per la prima sfilata cui assiste Anna Wintour la colonna sonora è quel brano di Ennio Morricone intitolato Rabbia E Tarantella.

L'italico orgoglio sembra finalmente esplodere tra gli stilisti che hanno sfilato ieri a Milano. Ermanno Scervino presentando la nuova linea Ermanno, magnifici piumini per lui e per lei prodotti da Itierre, era fuori di sé dalla gioia per aver concesso fiducia a un'azienda in amministrazione controllata per via di una crisi economica, non certo per mancanza di capacità produttiva. «Pesano 80 grammi e sono fatti divinamente bene» ha detto lo stilista stupefatto perché questi piccoli capolavori contro il gelo dell'inverno al pubblico non costeranno più di 500 euro. Sull'arte di costruire capi scrivono un bel capitolo anche Albino, uno dei giovani talenti emersi in questi anni nel fashion system italiano, e Alessandro Dell'Acqua, uno dei tanti che per crisi di liquidità hanno dovuto cedere il loro prezioso nome. Albino lavora su Fellini. Alessandro, invece, ricomincia dal N. 21 ma si vede lontano un miglio che dietro a questi modelli ispirati dallo stile di Monica Vitti negli anni Settanta, c'è il bravissimo designer napoletano con un'idea di donna semplicemente chic.