Praga, l’elisir di lunga vita della città delle cento torri

Il fascino di due anime divise tra rococò e liberty

Roberta Pasero

«Praga è una mammina che con i suoi artigli non ti lascia mai». Parola di Franz Kafka che a questa città legò per sempre il suo destino. Praga la magica, Praga dalle cento torri, Praga che punta ad oriente ma con lo sguardo vagheggia l’ovest. Una capitale dal fascino misterioso, che incanta e che seduce, tutta da scoprire sfogliando le pagine della guida Traveler di National Geographic Praga e la Repubblica Ceca che i lettori troveranno in edicola da oggi (euro 7.90 oltre il prezzo del nostro quotidiano).
Una guida per accompagnare i viaggiatori più esigenti alla scoperta di una città da ammirare passo dopo passo, come in un museo en plein air sovrastato dall’imperioso castello e dalla cittadella, dove il rococò asburgico si intreccia all’art nouveau, il liberty al barocco, le piazze della città vecchia a quelle della città nuova, in pratica le due anime di Praga, che lo sguardo non riesce quasi a contenere, dalla Starometske Namesti dove un tempo si teneva il mercato, alla Vàclavské nàmestì con la statua di San Venceslao. Due anime attraversate da un passaggio medioevale, uno dei più spettacolari d’Europa, il Ponte Carlo che unisce le rive di Stare Mesto e di Mala Strana distanti oltre mezzo chilometro e dove ogni giorno transita il cuore di Praga.
A due passi da lì sembra ancora di sentire risuonare le note di Dvorak e di Smetana mentre si percorrono le antiche strade della città, un labirinto di viottoli come il Vicolo d’oro con le sue case in miniatura, nascosto tra le mura del Castello che nel Cinquecento fu il covo degli alchimisti alle prese con una ricerca davvero speciale, quella di trovare l’elisir di lunga vita e di trasformare i metalli in oro, e che quando svanì il sogno di poter realizzare una simile magia divenne il quartiere degli artisti, abitato da scrittori, letterati, premi Nobel, uno tra tutti proprio Franz Kafka.
Un itinerario alla scoperta di Praga condotti, come sempre, dalla centenaria esperienza del National Geographic, da generazioni sinonimo di spirito appassionato per l’esplorazione: approfondimenti di storia, di cultura e di vita quotidiana, descrizioni dettagliate dei principali punti di riferimento artistici e turistici, centinaia di fotografie, di disegni, cartine e planimetrie per chi vuole conoscere una città come se ci avesse sempre vissuto. Magari scoprendo non soltanto i monumenti più spettacolari, come la casa danzante, soprannominata Ginger e Fred, progettata dal californiano Frank Gehry e simile proprio a due sinuosi ballerini, o la fontana di Vystaviste, con gli zampilli multicolori che danzano al ritmo di musica classica e rock, ma anche dove i praghesi doc si danno incontro. A cominciare dai pub, chiamati pivnice o hospoda, dove si beve birra scura o bionda, ma anche aromatizzata al caffè, alla ciliegia e alla banana, come accade in quello più celebre, U kalicha (Al calice), nella città nuova, dov’è ambientato il romanzo di Jaroslav Hasek, Il Buon Soldato Svejk, il cui eroe è proprio un forte bevitore di birra.
Ma sono tante le domande a cui trovare risposta sfogliando la guida Traveler. Dove trascorrere notti indimenticabili? Scendendo all’hotel U zlatè Studne, una fortezza del Cinquecento che si affaccia su uno dei panorama più belli di Praga, o al Ruze, un edificio rinascimentale arredato con pesanti tappezzerie e candelieri d’ottone. Dove assaporare la miglior cucina ceca? Al Cartouche, in una cantina del Cinquecento, con torce alle pareti, volte di mattoni e tutte le specialità cucinate allo spiedo. Ma si scoprirà anche dove acquistare i celebri cristalli boemi, i granati, cioè le tipiche gemme semipreziose, ma anche le marionette e i vini, e pure a sopravvivere imparando il dizionario minimo della lingua ceca.
E alla fine non rimarrà che dare ragione al grande studioso slavista Angelo Maria Ripellino quando di Praga scriveva «Non andarvi se cerchi una felicità senza nuvole: ghermisce ed arde coi suoi furbi sguardi ed infatua gli incauti che siano entrati nel cerchio delle sue mura».