Prandelli difende il suo Pibe "Non ho visto cassanate"

Torna la Nazionale: il ct perde pure Gilardino. E premia Floccari. Poi spiega: "Antonio a Bologna non è stato maleducato con nessuno"

Giù le mani da Antonio Cassano. Grande fu la spinta popolare e mediatica per riportarlo in azzurro, enorme è l’attenzione destinata ai suoi comportamenti, anche ai più piccoli e insignificanti. Cesare Prandelli è entrato subito nel ruolo del ct protettore dei suoi cavalieri azzurri e alla prima occasione ha dimostrato che il suo rapporto con taluni esponenti è molto più solido di un banale legame professionale. A Bologna, Cassano è finito sotto accusa non per un atto di indisciplina, non per una protesta fuori luogo, ma per il comportamento avuto al momento della sostituzione: ha salutato con un cenno Pozzi e si è avviato direttamente negli spogliatoi senza passare dalla panchina. Cosa c’è di così tanto disdicevole? Niente.

Eppure Cassano è finito nell’elenco dei cattivi dell’ultima domenica di campionato, così da rendere necessario l’intervento del ct il quale non ha avuto bisogno nè di alzare la voce e neanche i toni. É bastata una ricostruzione fedele dell’episodio per ricondurlo alla sua dimensione, ininfluente. Ma l’occasione è stata utile per ripetere in pubblico la fiducia nel ragazzaccio diventato uomo prima che nel calciatore di talento. Prandelli è stato sintetico sull’argomento: «Io ero a Bologna e senza voler entrare nelle cose Samp dico, da quel che ho visto, che Antonio non ha mancato di rispetto a nessuno. Non è vero che non ha salutato il compagno che lo sostituiva, si vedeva che era nervoso e ha fatto bene ad entrare subito nello spogliatoio».

La “passione“ della nuova Italia per Cassano è una scelta di vita oltre che una necessità. Perchè il pibe di Bari è diventato un professionista affidabile e perchè il ct ha ormai imboccato una strada da cui è impossibile tornare indietro. «Non rinuncio all’idea di giocare con Cassano e Balotelli più un centravanti» il suo progetto di fondo che non può essere realizzato al momento, sia per l’assenza di Balotelli (a proposito: anche per lui si è capito che il gesto del dito medio era indirizzato, per gioco, al magazziniere dell’Inter e non al pubblico nerazzurro, ndr), sia perchè c’è stata una “strage“ di attaccanti nelle ultime ore. A Gilardino, convocato e rispedito a casa per infortunio, si sono aggiunti infatti Amauri e Quagliarella (ammaccato nel finale con l’Inter, nessuna fuga dall’azzurro ha precisato l’ufficio stampa della Juve per evitare complicazioni diplomatiche con la federazione, ndr). Così sono rimasti in lizza Borriello e Pazzini con l’inevitabile conseguenza di dover cambiare disegno geometrico e di puntare sul rombo per le sfide consecutive contro Irlanda del Nord (a Belfast venerdì sera 8 ottobre) e Serbia (martedì 12 ottobre a Genova). I due infortunati della lista (Antonelli e Gilardino appunto) sono stati rimpiazzati da Molinaro e Floccari, debuttante assoluto, premio simbolico per il primato della Lazio.

«Non vedo giovani in grado di stare qui ora. Mi auguro che tra 5-6 mesi il campionato me li offra. Non torno indietro, il mio progetto va avanti ma se non ho un giovane di prosepttive, mi adatto: piuttosto che chiamare un 28enne con poche esperienze internazionali, ho convocato Zambrotta che ha quasi 100 presenze ed è in buono stato di forma» la risposta complessiva ai tanti “rieccoli“ del club Italia, il milanista Zambrotta appunto, Mauri e Criscito. Prandelli ha fatto il suo. Adesso tocca a Cassano restituire stima e affetto. Dovrà giocare due sfide in quattro giorni, la seconda nel suo stadio a Marassi. «Ha tempo per recuperare energie» è la fede del ct.