Prandelli: «Il mio Europeo è già iniziato, ora dateci più spazio»

Il ct che ieri ha conquistato la qualificazione anticipata alla rassegna continentale fa un primo bilancio: «Abbiamo scollinato, se devo trovare un difetto di quest'anno è che abbiamo troppo poco tempo». Dopo le ultime gare del girone con Serbia e Irlanda a ottobre, due test amichevoli a novembre con Polonia e Uruguay e a febbraio 2012 supersfida con Brasile o Olanda

›››ANSA/ CALCIO:PRANDELLI 'ABBIAMO SCOLLINATO,DATECI PIÙSPAZIÒ ORGOGLIO CT:PER TANTI ITALIA PARENTESI,MIO EUROPEO GIÀINIZIATÒ (dell'inviato Francesco Grant) (ANSA) - FIRENZE, 7 SET - Il tunnel dell'Italia è alle spalle, il cielo torna ad essere un pò più azzurro. Cesare Prandelli la sua crisi, quella del calcio, l'ha saputa risolvere con la qualificazione anticipata a Polonia-Ucraina 2012. Il consolidamento deve ancora arrivare, sarà anche in questo caso l'Europa a dire l'ultima parola. Di fatto però «abbiamo scollinato», come dice il commissario tecnico della ricostruzione post-Mondiale.
Il parallelo non sfugge all'occhio attento di Prandelli, che di tunnel aveva parlato per la crisi economica del Paese. E se quello della nazionale è un segnale, dice che davvero l'Italia sa uscire dalle macerie meglio di quanto non riesca ad evitare i crolli. Eppure il movimento di cui oggi è portabandiera felice sembra snobbarla: «Se devo trovare un difetto di quest'anno, è che abbiamo troppo poco tempo», la sua considerazione pensando ai tifosi e sopratutto ai club. Anno comunque straordinario, per esser ripartiti da zero: così lo aveva con orgoglio ribattezzato Prandelli ieri, dopo la vittoria della Slovenia e la qualificazione con due turni d'anticipo. Ma ora che il crinale è arrivato, visti anche i segnali dell'Under di Ferrara, non sente per nulla di avere la strada in discesa.
«Per me - assicura il giorno dopo Prandelli - Euro 2012 comincia oggi. Immaginare sei mesi di vacanza, e poi ci rivediamo a giugno, sarebbe un grande errore. Bene fa Pirlo a dire che possiamo vincerlo, quell'Europeo: pensare positivo fa bene, ma le cose realizzate fanno ancora meglio. Concentriamoci subito per farci trovare pronti. In Polonia e Ucraina dovremo essere protagonisti: perciò lascio da parte i proclami e prometto serietà, carattere e generosità».
Non lacrime e sangue, dunque, ma qualche sacrificio sì. E i primi a cui chiederlo sono i club. «L'Italia una parentesi? Oramai l'ho capito, non c'è grande entusiasmo finchè non arriva la grande manifestazione, e allora tutti si sentono la maglia azzurra sulle spalle - dice con un pizzico di amarezza - Va bene così. Però qualche ora in più di lavoro questa nazionale se la merita. La Figc mi supporterà, i club capiranno, non vogliamo toccare i loro interessi. Sono molto paziente, non solo con Balotelli: qualcosa si otterrà. Mi basterebbe avere i giocatori un giorno e mezzo in una settimana, magari divisi per reparti». Il periodo degli stage è tra febbraio e marzo, quando la sua nazionale andrà in letargo prima del rush finale della stagione. È lì che Prandelli intende finire la sua opera, con le sei partite a disposizione e qualche ora strappata all'egoismo. Serbia e Irlanda a ottobre, partite ufficiali ma oramai ininfluenti, poi Polonia e Uruguay a novembre, ancora una grande (Brasile o Olanda) a febbraio, poi una o due amichevoli prima della partenza per la Polonia, già scelta come base del ritiro. In queste tappe il ct cercherà di completare un gruppo «che non è chiuso, ma apertissimo, al di là dei debiti di riconoscenza. Totti, Del Piero, Di Natale: se uno di questi segna gol a raffica, fa una stagione strepitosa ed è in forma smagliante - osserva - che sciocco sarei a non prenderli in considerazione anche solo all'ultimo?».
È un'ipotesi per assurdo. Piuttosto, si lavorerà sulla crescita di Balotelli e sugli aggiustamenti della formula tattica. «Mario deve pensare solo a fare il calciatore, trovare la costanza di prestazioni come quella di ieri. Per lui, come per tutti - aggiunge - mi auguro tante partite internazionali, è quella la vera crescita per un giocatore, oggi». La crescita umana passa per altri palcoscenici: «La gente di Firenze lo ha applaudito più per il sorriso ai detenuti di Sollicciano che per le sue giocate: trasmettere emozioni non ha prezzo».
Prandelli ha scelto di farlo con un'idea rivoluzionaria, una nazionale che imponga il gioco. «Sono sicuro che sarà la strada seguita dalle squadre di club, ora che comincia il campionato: ne abbiamo bisogno», la seconda richiesta, stavolta subliminale. Dalla serie A al via venerdì sera, il ct cercherà alternative per il centrocampo («è il reparto più delicato, e quello che deve cambiare se cambiamo le punte») e nomi per completare un gruppo ancora in fieri ma con una strada ben tracciata. «Dobbiamo crescere. All'Europeo troveremo squadre più forti, e soprattutto che giocano da più tempo insieme - ricorda - L'idea di imporre gioco è la traccia, e sono convinto che con i quattro centrocampisti e due punte leggere si può fare: serve ritmo, equilibrio, difensori centrali che si assumono la responsabilità di far partire l'azione. Ma sarà anche un'Italia duttile, non sono rigido nelle mie idee.
Balotelli può essere uno dei due attaccanti, così come lo è stato Pazzini. Basta fare alcune piccole correzioni». La sua manovra però Prandelli l'ha conclusa, ora c'è solo da aspettare che arrivi anche lo sviluppo.