Pranzo ai giocatori al costo di un centesimo

Le sofferenze societarie che da mesi sta vivendo l'Imperia calcio (serie D girone A) ormai non fanno neanche più tanto notizia. Certo ci si chiede come una azienda milanese la Trade - Line con sede a Pavia e uffici in piazza del Duomo nel capoluogo meneghino, infarcita di consulenti e prestanome (all'interno della quale un modesto portantino può diventare titolare di cliniche), che nei primi giorni dell'anno ha acquistato le quote dall'ex patron Gianfranco Montali - il quale però sostiene di essere stato raggirato - possa essersi interessata a una società di calcio dilettantistica distante centinaia di chilometri piena di debiti e sull'orlo del fallimento. Per la verità gli uomini che si celano dietro alla Trade Line lo hanno detto subito appena sbarcati a Imperia di essere specializzati nel prendere per i capelli aziende in crisi e risanarle.
In questi mesi a ingurgitare veri e propri bocconi amari sono stati i giocatori nerazzurri. Prima quelli in forza alla squadra allestita da Montali che aveva le potenzialità di vincere il campionato e poi, dopo la «dismissione» dell'intera rosa e le tre mancate partecipazioni consecutive a gare di campionato che hanno portato il club sull'orlo della radiazione, quelli tutti nuovi ingaggiati dalla nuova proprietà. In poche parole gli stipendi non sono mai arrivati a destinazione in un contorno stucchevole di comunicati stampa, accuse, contraccuse, scuse inviate via sms, denunce di copertoni tagliati…
A rendere un po' meno amaro il soggiorno dei giocatori, più tecnico e direttore sportivo ci ha provato un ristorante cittadino nel quale il personale sportivo era solito consumare i pasti. Dopo un rimpallo di assegni con la proprietà il titolare ha deciso di tutelarsi. In che modo? Offrendo il pasto ai giocatori con una convenzione speciale: un centesimo a coperto. «In questo modo - ha detto il ristoratore - quando i dirigenti verranno a pagare, almeno quattro euro in tasca li avranno». Questo particolarissimo accordo scadrà oggi, poi si vedrà cosa succederà, anche perché da qualche giorno si è inserito, auspice il caos che regna in società, un altro locale al quale i giocatori si possono rivolgere. E non è che per un centesimo sia calata la qualità del cibo, anzi. Paste, minestre, scaloppine, contorni sono sempre stati distribuiti con generosità, compreso qualche giro di birra e Coca Cola e talvolta la prima colazione.
Arrabbiatissimi con la nuova proprietà per la situazione che si è venuta a creare sono gli amministratori comunali. L'assessore allo sport Marco Scajola, nipote del presidente del Copaco, ha tuonato contro tutte le persone che con una simile conduzione societaria stanno infangando il nome di Imperia. Addirittura, se non verrà fatta al più presto chiarezza verrà inibito ai nuovi dirigenti l'ingresso negli uffici dello stadio «Ciccione» che è di proprietà del Comune, fatta salva la possibilità per tecnico e giocatori di usufruire del terreno di gioco per allenamenti e gare interne. Il sindaco Luigi Sappa, l'assessore allo sport e il direttore generale di Palazzo civico Paolo Calzia hanno ricevuto il tecnico Lorenzo Mazzeo, promuovendo anche una sottoscrizione tra i membri della Giunta e i consiglieri comunali allo scopo di far sentire ai nerazzurri reduci dallo «storico» successo nel derby a Sanremo, contro un'altra squadra e società derelitte, che mancava da trent'anni, la vicinanza ai colori neroazzurri della città e dell'amministrazione comunale.