Al pranzo dei poveri alla Cattolica: «Il Papa vi saluta ed è qui con voi»

Nella metro che va a Sant’Ambrogio risuona un canto. Sono in cinquanta i festanti della parrocchia di San Bernardo da Chiaravalle, fuori le porte di Roma. «Eravamo più di un milione alla messa di Bresso» dice il catechista che li accompagna. I numeri, uno dei più bei libri della Bibbia, non sono cifre matematiche, ma donne e uomini attorno al successore di Pietro. Come i trecento nelle stanze dell’Università Cattolica, provenienti da tutti i decanati milanesi e seduti in silenzio per il pranzo dedicato alle persone in difficoltà che Benedetto XVI in persona ha chiesto a don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana.
«Il Papa mi ha pregato di dirvi che col cuore è qui con voi in questo momento. Voi che dimostrate che la ricchezza non è il denaro ma la relazione tra le persone» ha detto il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio della famiglia, portando i saluti del Pastore della Chiesa che sa che le sue pecore più bianche sono loro, quelli che secondo l’etica cristiana sono «baciati» dalla povertà. Seduti ai tavoli dell’improvvisato refettorio, bambini, anziani, donne e uomini attendono il risotto alla parmigiana e la pasta con il pesto alla genovese. «La pasta è il mio piatto preferito» esclama un bimbo ucraino insieme ai suoi due fratelli e alla mamma che ha il quarto figlio in grembo. La famiglia dell’uomo si moltiplica con gioia intorno al pane in tavola, che ricorda il celebre passo evangelico della moltiplicazione del pane e dei pesci.
Gloria, aiutante di madre Lucilla, ha portato coloro che si rivolgono al centro «Nocetum» per un aiuto. Ci sono Nusrat, con un leggero velo fucsia che le cade a volte dalla testa, e Ansar con i loro tre figli. Musulmani. «Nusrat è tosta - commenta Gloria - rimane musulmana, ma a poco a poco assorbe anche la nostra cultura femminile. Abbiamo altre musulmane in comunità. Il colloquio religioso tra le donne di Cristo e le donne di Maometto è vivificante per entrambe». Entrambe, per diversi motivi, sperimentano una spada che oggi si chiama femminicidio, come le due milanesi che si sono rivolte all’associazione di via San Dionigi per le violenze subite dal marito.
Al tavolo vicino c’è Vincenzo Perna, 48 anni, con la seconda moglie ucraina e i sei figli: due avuti dal primo matrimonio, quattro dal secondo. Perna lavora in una macelleria. Qualche tempo fa è stato sfrattato da casa. Ha portato moglie e figli alla comunità «Nocetum». E poi? «Mi sono dato da fare - racconta - per risolvere il problema. Ora sono riuscito a trovare un’altra abitazione. In un momento molto difficile sono stato aiutato, adesso sono qui perché voglio aiutare chi ha bisogno. So come sia dura in questo momento tirare avanti».
Gloria conferma. Sta diventando dura non solo per gli extracomunitari, ma per tanti che iniziano a sentire il fardello della crisi. «Due volte al mese distribuiamo viveri - conferma Gloria -. Fino a qualche tempo fa arrivavano le persone che conoscevamo. Ora in coda c’è gente nuova. Gente che prima non aveva necessità. Vedi che si vergogna di ciò che sta facendo ma che è costretta dalle circostanze».
Congiuntura provante questa che l’umanità sta attraversando. Vede sfumare il miraggio della sicurezza e il miraggio del denaro. Un miraggio che se si spegne può essere veramente una tragedia? Per i trecento nel refettorio dietro a Sant’Ambrogio sembra di no, perché nel loro cuore hanno scelto un altro bene: la vita.
Commenti

moris136

Lun, 04/06/2012 - 15:42

bello questo pranzo e spero che oltre agli stranieri abbiano invitato anche gli italiani.