«A pranzo con i clan», vicequestore indagato

NapoliIl clan Lo Russo di Miano e Secondigliano aveva reinvestito i milioni guadagnati con il traffico di droga, le estorsioni e l'usura nella ristorazione. Erano della cosca capeggiata da Salvatore Lo Russo, detto «’o capitone» (oggi collaboratore di giustizia) i ristoranti più ricercati e affollati del Lungomare di via Partenope e di ampie fette di Chiaia, il quartiere elegante della città, il salotto dei vip di Napoli. La banda di Secondigliano ne controllava 17 di questi locali, in parte con vista sul Golfo ma non erano tutti a Napoli: altri erano dislocati anche a Caserta, Genova, Bologna, Torino e Varese. Valore, 100 milioni di euro.
L'indagine sul riciclaggio del denaro sporco è scattata proprio grazie alla collaborazione di Salvatore Lo Russo. Ieri all'alba gli agenti del Centro Dia di Napoli su ordine dei pm della Direzione distrettuale antimafia hanno sequestrato le società che gestivano i locali: quattro donne e undici uomini sono stati fermati e rinchiusi in carcere. Ma, in questa storia, per certi aspetti in parte odiosa, c'è anche un sedicesimo indagato, che ha ricevuto una misura di divieto di dimora a Napoli: è il capo (anzi ex) della squadra Mobile di Napoli, il vicequestore Vittorio Pisani. È il poliziotto, per intenderci, che otto mesi fa, dopo 15 anni di latitanza mise le manette ai polsi del numero uno della camorra Casalese, Antonio Iovine. Pisani, ieri è stato subito trasferito a Roma dal capo della polizia Antonio Manganelli, al suo posto è stato nominato il vicequestore Andrea Curtale.
Pisani è accusato di favoreggiamento personale nei confronti dell'imprenditore Marco Iorio (tra i 15 arrestati) con il quale, come spiega il Procuratore Giovandomenico Lepore «aveva comprovati rapporti di amicizia». Il funzionario, stando all’accusa, teneva anche «rapporti con Salvatore Lo Russo, suo confidente». A Iorio l'ex capo della Mobile, come spiega il Procuratore Lepore non avrebbe «esitato a rivelare l'avvio delle indagini nei suoi confronti informandolo al contempo del contenuto di alcune annotazioni di servizio redatte dal suo stesso ufficio». Il procuratore di Napoli ha poi spiegato che «ciò inevitabilmente ha arrecato un serio pregiudizio alle indagini, specialmente sotto il profilo della compiuta individuazione ed acquisizione dei beni da sequestrare, essendosi sia Marco Iorio che Bruno Potenza, a sua volta informato da Iorio, immediatamente attivati per occultare i capitali, parte dei quali effettivamente già trasferiti all'estero, programmando in queste ultime settimane addirittura la vendita a prestanome delle stesse attività di ristorazione».
Nel provvedimento si spiega anche che «si è accertato che il dottor Vittorio Pisani era da anni a conoscenza del reimpiego dei capitali illeciti da parte di Marco Iorio e non solo non ha mai effettuato alcuna indagine, né redatto alcuna comunicazione di notizie di reato, ma ha intrattenuto quotidiani rapporti amicali con questo ultimo, frequentando il ristorante “Regina Margherita”, uno dei locali sequestrati.
Ieri pomeriggio l'ex capo della Mobile ha salutato i suoi colleghi ed è partito verso la Capitale. Un saluto mesto il suo, certo sognava un addio diverso, da Questore, verso altre mete e non da indagato in una vicenda di camorra.
Dalle carte dell'indagine della Dia spunta anche un altro nome eccellente, quello dell'ex giocatore della Juventus, Fabio Cannavaro (il giocatore però non è indagato e tramite i suoi legali si dice estraneo alla vicenda). Tra le società di ristorazione sequestrate infatti vi è- come detto- la «Regina Margherita», di cui Cannavaro sarebbe stato fittiziamente socio al 30 per cento per conto dell'imprenditore Marco Iorio. La persona che nel giugno dello scorso anno 2010, quando l’ex calciatore dell’Inter Mario Balotelli venne in visita a Napoli, lo portò in girò per la città. Con visita a Scampia.
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