Pranzo con Marina e Confalonieri. "Se muoio, lo farò in Parlamento"

Il conforto della famiglia nell'ora più difficile. Poi per tutta la giornata il Cavaliere chiama a tappeto tutti i frondisti ma teme che l'emorragia non sia finita

Roma - «Hanno deciso di farmi dimettere a mezzo stampa. È una cosa che ha dell’incredibile». Si sfoga in privato Silvio Berlusconi, dopo una giornata in cui i rumors di palazzo hanno raccontato di un suo imminente passo indietro. Il Cavaliere ce l’ha con i mezzi d’informazione che rilanciano come sue le riflessioni e le convinzioni di altri, ma ce l’ha anche con chi nel Pdl non si limita a consigliargli di cedere il passo ma dà anche la decisione per scontata al punto di veicolarla ai giornali.
Eppure, dopo tanti anni un po’ dovrebbero conoscerlo Berlusconi. Che sì, ascolta gli inviti dei tantissimi che vorrebbero allargare la maggioranza ai centristi e che sono convinti serva un gesto di discontinuità da parte del premier per evitare di andare a sbattere in Parlamento. Ma che appena conclusa una riunione o finito di parlare con questo o quel ministro alza il telefono e continua a chiamare a tappeto i cosiddetti frondisti. E non solo loro se Ida D’Ippolito, appena passata nell’Udc, riceve ben cinque telefonate nell’arco di poche ore. Contattata, ovviamente, anche Gabriella Carlucci che ancora la settimana scorsa litigava con la segreteria del gruppo Pdl alla Camera per avere una stanza in più e due giorni fa è stata folgorata da Pier Ferdinando Casini. Ma le telefonate sono per tutti, incerti compresi. Con sullo sfondo il solito attivismo di Denis Verdini che continua a cercare di frenare l’emorragia.
Insomma, almeno per il momento Berlusconi non sembra intenzionato ad arrendersi. Perché, è il senso del suo ragionamento, «non gliela voglio dare vinta». A Casini, ma anche a Gianfranco Fini. Perché «non capisco la ragione per cui dovrei concludere la mia carriera politica sottostando alle logiche di palazzo». L’intenzione, dunque, è quella di andare avanti. «Sono nato nelle urne e se devo morire voglio farlo in Parlamento», continua a ripetere nelle conversazioni private della giornata. Tutte considerazioni su cui ieri lo avrebbe confortato anche la figlia Marina nel lungo pranzo ad Arcore con Pier Silvio e Fedele Confalonieri.
Oggi, quindi, si arriverà alla conta sul Rendiconto dello Stato. Con l’opposizione che dovrebbe astenersi e il governo che dovrà provare a reggere. Al momento il pallottoliere fa segnare 314 (sotto la soglia del 316 dunque), ma il problema è che nell’elenco di Verdini ci sono troppi deputati considerati border line. Il timore, insomma, è quello del bluff, con l’opposizione che potrebbe tentare l’all in per far sì che il numero degli astenuti sia superiore a quello dei «sì». Il Rendiconto sarebbe salvo, ma la fotografia sarebbe quella di un esecutivo senza una maggioranza. E a quel punto potrebbe entrare in scena il Quirinale invitando il premier a tornare alle Camere per una verifica.
Il problema, però, è che anche se il Cavaliere dovesse superare lo scoglio di oggi, l’opposizione ha già pronta una mozione di sfiducia al governo che potrebbe essere calendarizzata a Montecitorio già venerdì. Difficile, dunque, che Berlusconi riesca prima a far votare la fiducia sulla lettera all’Ue partendo dal Senato (così da incassare il via libera di un ramo del Parlamento e poter eventualmente trattare da una posizione migliore se il pallottoliere dovesse dirgli che alla Camera non c’è speranza).