Prato, psicologi in campo contro la depressione da crisi

Gli effetti della crisi si abbattono sull'equilibrio psichico di imprenditori e dipendenti che perdono il posto di lavoro. Per questo, il Comune di Prato ha aperto lo sportello «S.O.S. Famiglia e Lavoro» al quale, in un mese, si sono rivolti in sei tra cui un imprenditore «a grave rischio di suicidio». Il progetto nasce dall'emozione destata, nella scorsa estate, proprio dai gesti estremi di due imprenditori che avevano le loro aziende in difficoltà e dalla richiesta di un gruppo di piccoli artigiani che cercavano aiuto. Da qui, la creazione di uno sportello di pronto intervento sociale che oltre al sostegno psicologico offre consulenza fiscale, commerciale e legale.
«Avere intercettato il forte disagio di sei persone in un mese è molto importante - osserva l'assessore comunale ai servizi sociali Dante Mondanelli - perché stiamo parlando di casi che sarebbero altrimenti sfuggiti agli specialisti e ai medici di base e sarebbero potuti arrivare a conseguenze estreme perché è difficile che una persona in difficoltà dopo una vita di lavoro, quasi sempre autonomo, riesca a spiegare il suo malessere e a chiedere aiuto. Pur avendo anche lo scopo di evitare il ripetersi di suicidi, come quelli che abbiamo visto in estate, lo sportello e la rete sono qualcosa di più ampio. È fondamentale offrire aiuto legale e commerciale gratuito a chi non ha più la forza per affrontare gravi situazioni».
Il servizio è coordinato dall'associazione «Donne in Cerchio» e vede la partecipazione di diversi soggetti del volontariato cittadino, oltre all'opera gratuita di professionisti: psichiatri, psicologi, consulenti fiscali e commerciali. Con una telefonata al numero verde 800018679 la persona interessata (residente in provincia di Prato) o un suo familiare può esporre il caso. Da lì viene invitata a un colloquio e inviata al professionista che può aiutarla.
Lo psichiatra Piero Bardazzi, consigliere comunale del Pdl, conferma. È tra coloro che hanno realizzato il progetto e che ha preso in carico il caso di «una persona di 55 anni, con un figlio di 18 e la moglie a carico, che aveva perso tutto e che era a grave rischio di suicidio». Lo rivela lo stesso professionista che spiega come siano «la mancanza di obiettivi futuri e l'età avanzata a incidere quanto gli effetti stessi della crisi», visto che la maggior parte di coloro che hanno telefonato hanno circa 60 anni. Altro caso emblematico quello di una persona, in cura dallo stesso Piero Bardazzi, che dopo avere perduto un ruolo di dirigente «sta uscendo da una grave depressione» e sta aprendo un chiosco per la vendita di panini. Non sarà il lavoro di prima ma è già qualcosa.