Pratt, l’avventura raccontata con una linea

Si definiva un fumettaro, Hugo Pratt (1927-1995). Genio dell'illustrazione, era appassionato di racconti e uomo curioso del mondo. Natali veneziani ma con nonno inglese, altro nonno ebreo marrano e nonna turca, vive l'adolescenza in Abissinia, al seguito del padre militare, torna a Venezia, si dà al fumetto, poi si trasferisce per più di un decennio in Argentina dove impara a conoscere il jazz e la narrativa sudamericana, poi va a Londra, in Francia, infine in Svizzera. Ed è proprio la Svizzera, con una bella mostra al Museo d'Arte di Lugano, che celebra ora questo maestro dell'arte contemporanea. Noto per difendere strenuamente i fumetti alla faccia di chi, negli anni ’70, relegava questa espressione a una forma d'arte di serie B, Pratt poneva nel suo lavoro una cura e una dedizione maniacale. Basterebbe osservare da vicino anche una sola delle tavole ora esposte nella mostra «Hugo Pratt. I luoghi dell'avventura» (fino al 2 ottobre, www.mdam.ch) per capire quanto Pratt fu prima di tutto artista la cui originale intuizione grafica lo rende vicino alla Pop Art. L'esposizione di Lugano, curata da Patrizia Zanotti e Cristina Taverna, ci restituisce tutta la poliedricità di Pratt. «Vorrei raccontare tutto con una linea», diceva Pratt, e di linee nere che evocano i suoi personaggi più celebri - Corto Maltese su tutti - è punteggiato il l'allestimento che si nutre di una particolare suggestione: mettere in dialogo 150 tavole di Pratt con gli scatti del lungo reportage che il fotografo elvetico Marco D'Anna ha realizzato sulle orme delle storie prattiane, il tutto impreziosito dalle citazioni dello scrittore Marco Steiner, curatore dell'ultima edizione delle opere di Pratt per Rizzoli. Ci imbattiamo così nelle tavole acquarellate di Una ballata del mare salato, dove nasce Corto Maltese (nella foto), indimenticabile personaggio che ha incantato i lettori di tutto il mondo (compreso Tim Burton e Woody Allen), e poi negli scatti di D'Anna in Etiopia, a Venezia, a Samarcanda. Un fil rouge unisce le tante storie che Pratt ha intessuto attraverso i paesaggi dell'Africa, della Cina (che non aveva mai visitato), della Siberia, del Pacifico: la curiosità. Il suo tratto leggero, quasi onirico, era capace di creare «romanzi illustrati», che difficilmente il lettore avrebbe dimenticato.