Prc candida Caruso e il trans Luxuria

In lista anche la madre di Carlo Giuliani. I trotzskisti «sfiduciano» Marco Ferrando

da Roma

È certo che si parlerà tanto del candidato Vladimir Luxuria, icona del mondo gay. Ma a fare più chiasso, forse, sarà un «non candidato». In caso di buon risultato elettorale di Rifondazione, saliranno alle stelle le quotazioni dell’avvocato Giuliano Pisapia, figlio di Giandomenico, maestro di diritto e autore del nuovo codice di procedura penale. Non volendo proseguire la carriera parlamentare, Pisapia, ex indipendente da poco entrato nel partito, sembra destinato a essere uno dei sicuri ministri nell’eventuale governo unionista. Ovviamente, alla poltrona di Guardasigilli, dove potrà contare sulla stima professionale indiscussa e - particolare non irrilevante - trasversale.
Queste due le novità più rilevanti delle liste approvate ieri dalla direzione rifondatrice. Dagli attuali 13 parlamentari, Prc conta di arrivare a circa 60 (11 riconfermati). Bertinotti sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni, e sceglierà il Piemonte. 13 gli «indipendenti», scelti soprattutto nel movimento. Porte aperte al leader campano dei Disobbedienti, Francesco Caruso; al portavoce del centro sociale Leoncavallo, Daniele Farina; a Sabina Siniscalchi, della ong «Mani tese»; a un esponente della Fiom su cui si mantiene il riserbo in attesa della comunicazione ufficiale del sindacato; a Heidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso a Genova durante il G8.
Ad animare il dibattito, oltre la questione della conferma del gruppo dirigente e delle candidature femminili (soltanto 23 le donne), la protesta delle minoranze. Sono otto i rappresentanti dei vari gruppi di opposizione a Bertinotti: cinque posti per gli ex cossuttiani di Claudio Grassi, due per la «sinistra critica» (Cannavò e Turigliati) e uno per i trotzskisti (Marco Ferrando). Quest’ultima «cooptazione» ha suscitato l’inopinata protesta del gruppo, che «non si ritiene più rappresentato da Ferrando, essendosi egli impegnato a votare la fiducia al governo». Duro anche Grassi, che accusa i bertinottiani di «aver messo in un angolo le minoranze». A fronte del 41% complessivo registrato all’ultimo congresso, lamenta Grassi, alle minoranze è toccato solo il 15% dei candidati. Un male necessario, per mettersi al riparo da eventuali sorprese. Di scissioni, Rifondazione, ne ha già sofferte abbastanza.