Prc e Verdi dividono l’Unione: pioggia di critiche sulla legge

La nuova proposta di legge regionale sull’urbanistica, presentata ieri dall’assessore Massimo Pompili, non fa storcere la bocca solo all’opposizione. Se la Cdl critica il provvedimento rimarcandone il decentramento a geometria variabile che favorisce il Campidoglio, arrivando a parlare di «giunta regionale telecomandata da Veltroni», nel centrosinistra non mancano le voci polemiche. Soprattutto tra Verdi, Pdci e Rifondazione, con quest’ultima che definisce «inaccettabili» alcuni aspetti della Pdl, a partire dalla presentazione alla stampa del provvedimento senza un preventivo esame, «anche informale», in Giunta. La proposta presentata ieri mattina, stando all’assessore all’Urbanistica, ha come obiettivi il decentramento amministrativo, con la cessione di molte deleghe alle amministrazioni comunali, lo snellimento delle procedure e la velocizzazione dei tempi per l’approvazione dei Piani urbanistici. Addirittura rapidissimi quelli previsti per il prg capitolino: solo 150 giorni, contro i 210 giorni per i piani regolatori degli altri Comuni laziali e dei Piani territoriali provinciali.
L’ultima parola su prg e piani territoriali spetterà, dunque, agli enti locali, che procederanno alla formazione dei Piani urbanistici in base al principio di sussidiarietà e di collaborazione. Per il Campidoglio, in particolare, il «vero e proprio decentramento di poteri» di cui parla Pompili avverrà «con una procedura speciale», uno scivolo privilegiato. Ma le linee guida restano le stesse per le altre amministrazioni locali del Lazio, e il capovolgimento annunciato è «una rivoluzione», secondo l’assessore all’Urbanistica, che mette le mani avanti prevedendo che la proposta susciterà polemiche, «come ogni riforma importante». Ma Pompili rivendica comunque un ruolo alla Regione. Che, a suo dire, «pur rimanendo ente centrale, può riuscire a esercitare le funzioni di indirizzo e controllo con modalità e tempi che rovesciano l’attuale tendenza».
Duro il giudizio del responsabile politico della campagna elettorale per il Lazio di Forza Italia, Giorgio Simeoni. Per lui, la pdl di Pompili è «già morta ancor prima di essere discussa», considerata l’accoglienza riservata alla proposta da una parte consistente della maggioranza, secondo l’esponente azzurro ormai palesemente incapace «di esprimere una linea politica unica sui grandi temi dell’agenda della Regione». Ad accendere gli animi, nel centrosinistra è in particolare la «deregulation», giudicata inadeguata in mancanza di un piano paesistico regionale. Così l’assessore all’Ambiente e capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli annuncia emendamenti «per la norma sulla compensazione e per introdurre nella legge urbanistica le “invarianti”, aree dove non è possibile alcuna trasformazione». «Sono d’accordo che si arrivi a semplificazione e decentramento dei poteri - ha concluso - ma all’interno di un quadro in cui ci sia coerenza con la pianificazione paesaggistica e con il piano territoriale provinciale».
Sull’altro fronte Fi, con Stefano De Lillo, annuncia «battaglia per difendere poteri e dignità della Regione», mentre per il capogruppo di An Fabio Rampelli la Pdl «è un atto di sovversione urbanistica. Siamo d’accordo che vadano snelliti gli atti e abbreviati i tempi per approvare i prg, ma procedere secondo il principio dell’autoapprovazione da parte dei Comuni è secessionismo istituzionale dettato dal servilismo che contraddistingue il rapporto tra Marrazzo e Veltroni». Caustico Andrea Augello, ex assessore al Bilancio. «È ingeneroso pretendere che Pompili, assessore esterno, sia l’unico esponente del centrosinistra regionale a rifiutarsi di prendere ordini dal Campidoglio».