Prc in frantumi: Ferrero segretario dimezzato

Il partito ha scelto l'opposizione dura: <strong><a href="/a.pic1?ID=279218">il valdese triste sempre pronto a dire &quot;no&quot;</a></strong>. Vendola: &quot;La storia di Rifondazione finisce qui&quot;

Siena - Sono le 10 del mattino, si voterà soltanto nel primo pomeriggio, ma qui la notizia la sanno già anche i bambini. E non è un modo di dire. È infatti uno scricciolo in maglietta «no war», figlio di un rotondo delegato in bermuda, a cantilenare con la voce dell'innocenza, intaccata però dal consumismo: «Ferrero Rocher è il nuovo segretariooo!». Sì, tutto in una notte, come nel film di John Landis. Lo scenario che alla vigilia del VII congresso di Rifondazione comunista era dato da tutti gli osservatori come quello impossibile, si è invece avverato. Sarà Paolo Ferrero, ex operaio, ex sindacalista, ex ministro del Welfare del governo Prodi, noto anche come il valdese dalla faccia triste, il nuovo segretario nazionale del partito. O meglio, di quel che ne resta.

Pochi minuti dopo, al Palamontepaschi, arriva il suo sfidante, il favorito, addirittura il candidato unico fino a qualche giorno fa: Nichi Vendola, governatore della Puglia ed esponente dei bertinottiani. «Guiderò un'opposizione, credo», dice tirando via con una smorfia amara, confermando di fatto l'indiscrezione dell'infante. Lo supera, in cupezza di sguardo, il segretario uscente Franco Giordano, anche lui fedelissimo del sub-comandante. «No, la notte non ha portato consiglio, direi piuttosto che andiamo verso una pazzesca degradazione di questo partito».

È successo che sabato notte, a ora tarda, quando anche l'ultima delle orchestrine che qui fanno danzare i pensionati aveva ormai riposto spartiti e strumenti, il temuto ribaltone era avvenuto. Nessuna ipotesi di accordo verso quella pace interna invocata dal padre nobile Bertinotti, ma uno scontro a muso duro. Con la mozione due, quella vendoliana, forte del 47%, diventata di colpo minoranza per la coalizzazione attorno alla numero uno, quella di Ferrero (aveva il 40%), delle altre tre. Le più piccole, affarini visibili soltanto al microscopio, roba da fecondazione assistita considerato il loro peso in un partito che di per sé, oggi, varrà sì e no l'1%. Il risultato ufficiale arriva poco prima delle 16: Ferrero è segretario con 342 voti su 646.

«Ci hanno fatto diventare la più grande minoranza all'interno di un partito - sbotta Gennaro Migliore, altro sostenitore di Vendola -. La sapete, no, quella del nano più grande del mondo?». Poi, serio, aggiunge che «è stato compiuto un delitto politico: spaccare il partito a metà, quel che è peggio rifiutando la nostra ipotesi di costituzione di una sinistra europea. È un passo indietro di quattro anni».

«Sono sereno, perché da comunista ho imparato a essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Ma la storia di Rifondazione finisce qui», si sfoga Vendola ritirando la sua candidatura, annunciando la nascita di una corrente di minoranza e smentendo qualsiasi ipotesi di scissione. «Il dileggio - aggiunge amaramente - è andato molto oltre il dibattito congressuale. Vivo questo congresso come un arretramento culturale».

Infatti, basta tendere le orecchie tra i capannelli dei «compagni», per comprendere come la fraterna etimologia della parola - dal latino cum panis, nel senso di condividere il pane - sia un pallido ricordo. Pochi quelli che restano nei limiti della semantica politica: «Hanno messo insieme tutto e il contrario di tutto», si lamenta urbanamente al cellulare un iscritto dall'accento napoletano. Una rara avis. Perché il termine più diffuso, riferito a quelli di parte avversa, è uno sbrigativo «stronzi». Seppure ci sia anche chi articola meglio il pensiero: «Vengono tutti da lì, dai centri sociali, quegli stronzi settari», scandisce un'elegante signora.

Di colpo, nel parco, sfreccia fulmineo uno scoiattolo. Lui è solo, non ha «compagni», e mi sembra molto felice.