Il Prc ordina: "Liberazione" cambi linea Sansonetti a Ferrero: "Non è la Pravda"

Contrordine di Ferrero: il Comitato politico di Rifondazione comunista decide a maggioranza, che il giornale adotti una linea "di discontinuità" per essere in "sintonia con il partito". L'ex segretario Giordano attacca: "Decisione aberrante"

Roma - Il Comitato politico di Rifondazione comunista, e cioé il 'parlamentino' del Prc, ha approvato con 121 voti a favore l'ordine del giorno proposto dalla maggioranza del partito sul futuro del quotidiano 'Liberazione'. Insomma, nel dopo Giordanio-Bertinotti, il segretario Ferrero detta la nuova linea dei "comunisti doc" e l'ordine dato è perentorio: il quotidiano deve cambiare linea (cioè allinerasi).

"Discontinuità" Nel testo si chiede infatti alla direzione nazionale di verificare in tempi rapidissimi che il piano di ristrutturazione del giornale risponda a due requisiti fondamentali: il pareggio di bilancio per l'anno 2009 e l'indirizzo editoriale. "Riteniamo che condizione del rilancio del giornale - dice la maggioranza - sia una netta discontinuità nel suo indirizzo generale. Una discontinuità che garantisca a tutti coloro che partecipano alla sua realizzazione piena autonomia e piena libertà e consenta, al contempo, di mettere 'Liberazione' in sintonia con il partito". Nell'ordine del giorno si prevede inoltre che la segreteria dia vita ad una rivista mensile che assuma "il progetto della Rifondazione comunista come proprio asse di ricerca". "Ovviamente la nuova rivista sarà realizzata utilizzando le energie già disponibili vista la situazione economica del partito".

Giordano: decisione aberrante "E' la prima volta che un organismo del partito decide quale deve essere l'indirizzo del giornale. E' una cosa triste che ha una logica aberrante. Speravo che la storia comunista significasse ben altro". Così l'ex segretario del Prc, Franco Giordano, commenta la votazione del Comitato politico nazionale.

Sansonetti: "Non è la Pravda" La querelle sul giornale si trasforma in un botta e risposta a distanza tra Piero Sansonetti e stesso Ferrero. Il direttore rivendica la scelta della linea editoriale. "Il Pcus decideva come si doveva fare la Pravda", osserva ironico ma, contemporaneamente, accusa il partito di essere "silente su molti temi come le stragi sul lavoro". Parole su cui si scaglia il segretario del Prc definendo il direttore del giornale un "demagogo".

Scontro dentro Rifondazione Il fuoco di fila contro le scelte editoriali di Sansonetti inizia di prima mattina, quando i dirigenti della maggioranza si trovano davanti la prima pagina del giornale: titolo di apertura dedicato all'assemblea al teatro Ambra Jovinelli sul nuovo partito della sinistra a cui ha partecipato la minoranza di Rifondazione. L'accusa al direttore è di fare un giornale lontano dal progetto politico scelto dal Prc al congresso di Chianciano. "A me basterebbe che il giornale funzionasse come adesso ma a parti rovesciate - dice Ferrero - che in prima pagina non ci siano sempre dibattiti sul superamento del comunismo o sulla nascita di un nuovo soggetto politico, ma che si parli del rilancio di Rifondazione Comunista".

L'editto di Ferrero Il segretario lamenta l'assenza sul giornale delle battaglie del partito: "Non è possibile che gli articoli sulle pensioni siano a pagina 19". E definisce "illiberale" la scelta "di far finta di nulla di fronte a persone che puntano al rilancio del partito". 'Liberazione' firmata Sansonetti non piace nemmeno al responsabile dell'organizzazione Claudio Grassi che, numeri alla mano, denuncia un'emorragia di copie: "Quando Sansonetti ha iniziato a dirigere il giornale, 'Liberazione' vendeva 11.000 copie e aveva il bilancio in pareggio. Ora ha ridotto le copie a 5.300 e ha un deficit di oltre 3 milioni. Perché il direttore non ha mai parlato di questo?". Ancora più duro l'affondo di Ramon Mantovani: "Sansonetti non può pretendere che il partito ci mette i soldi mentre lui ci insulta tutti i giorni".

Ma la polemica su 'Liberazione' è solo l'ultimo degli argomenti che rende difficile la convivenza nello stesso partito della maggioranza e con la minoranza che fa capo a Nichi Vendola, compatta nella difesa di quotidiano e direttore. Rina Gagliardi, firma storica di 'Liberazione' parla di "accuse preoccupanti ed infondate".