PREAVVISO DI LICENZIAMENTO

Due notizie, una buona e una incerta. La buona è che il Presidente della Repubblica ha schiaffeggiato il presidente del Consiglio Romano Prodi come mai alcun Presidente della Repubblica aveva fatto prima, per il modo in cui la Finanziaria è stata imposta al Parlamento, impacchettata con le sue truffe come la sanatoria per i danni demaniali e la scala mobile per i miliardari. Ha detto: «Si è ormai toccato il limite estremo di una prassi legislativa che sfugge alle possibilità di comprensione dell’opinione pubblica e rende sempre più difficile il rapporto fra i cittadini e la legge». Sante parole, anche se vorremmo soccorrere la virtuosa ansia del Capo dello Stato con una rassicurazione: gli italiani capiscono quel che sta succedendo e in quale modo inaccettabile sotto ogni punto di vista (istituzionale, politico, economico e di legittimità per il ricorso ai senatori a vita) il Paese sia oggi guidato da un governo arrogante, impotente e incapace.
Dunque il Presidente della Repubblica insorge e noi notiamo che questo è un fatto positivo sì, ma di una estrema gravità se consideriamo che Napolitano è stato espresso dalla stessa maggioranza che esprime anche il governo: mai nel burrascoso e leale confronto fra un presidente ostile al governo quale è stato Carlo Azeglio Ciampi e il Presidente Silvio Berlusconi accadde un fatto di tale enormità.
E qui arriviamo al secondo elemento, di incertezza. Ci sembra ovvio a questo punto che dopo i mugugni aperti e dichiarati dei vari capi della coalizione di sinistra a cominciare da Fassino, il calcio nel sedere impartito da Napolitano a Prodi sia esattamente quel che sembra: un preavviso di licenziamento. I lettori ricorderanno che pochi giorni fa abbiamo scritto un articolo semiserio ma in realtà serissimo in cui auguravamo lunga vita al governo Prodi perché il suo disastro è la garanzia del ritorno vittorioso di un centrodestra rianimato e persino depurato dalla fronda di Casini. Eravamo più seri che faceti. Ma se oggi Napolitano manda il preavviso di licenziamento a Prodi, questo vuol dire che tutto è già pronto per sostituirlo. E allora vorremmo sapere con che cosa e da chi. Questo è il punto. Noi abbiamo sempre ribadito che se cade Prodi si deve tornare a votare, sfatando la leggenda secondo cui i parlamentari sono inchiodati alla sedia per almeno due anni e sei mesi per maturare la pensione.
Abbiamo già sentito parlare di governo istituzionale che vorrebbe dire, immaginiamo, un governo del presidente del Senato Franco Marini giacché stentiamo a credere a un governo Bertinotti. Che cosa bolle dunque in pentola? E pensiamo sia giusto chiederlo proprio a Napolitano che si è dimostrato un eccellente garante della democrazia e della Costituzione.
C’è, è vero, il problema della legge elettorale da rifare e ripetiamo che questa ci sembra l’unica ragione accettabile per un breve governo di transizione. Ma sappiamo che le nostre speranze valgono poco e quindi lanciamo un grido di allarme: se Prodi cade ma non si torna alle urne, la gente avvertirà puzza di inciucio. E non sarebbe una buona cosa per una democrazia in vitale fermento, ma anche umiliata, come Napolitano conferma. Ma poiché Napolitano si sta comportando con saggezza e determinazione, gli facciamo volentieri credito e aspettiamo di sapere da lui che cosa succederà quando Prodi toglierà il disturbo fra i fischi dei suoi stessi alleati, come le sue parole autorizzano a credere.
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