Precari in causa, stop alle riassunzioni Niente posto di lavoro ma buonuscita

Il provvedimento è una soluzione per l’alto contenzioso pendente alle Poste

da Roma

Precari e pensioni scaldano il clima tra governo ed opposizione in vista del dibattito al Senato sul decreto della manovra. Nel maxi emendamento al provvedimento approvato la settimana scorsa a Montecitorio viene introdotta una sorta di «sanatoria» per le cause del lavoro in corso, avviate da lavoratori precari. Finora, se il giudice riscontrava un’irregolarità nel contratto di lavoro, il datore di lavoro aveva l’obbligo di riassumere (e a tempo indeterminato) l’operaio o l’impiegato in questione. Con la nuova norma, invece, il precario riceverà un’indennità che varia fra le 2,5 e le 6 mensilità. Una modifica che interesserebbe in modo particolare le Poste.
Contro la misura si sono scagliati i sindacati ed il Pd. «È una norma iniqua», dice la Cgil. «È incostituzionale», aggiunge la Uil. Mentre per la Cisl è «sbagliata». Di riflesso, secondo la Confindustria, la misura sui precari «va nella giusta direzione», commenta Maurizio Beretta. Per Cesare Damiano, ministro «ombra» del Lavoro, invece colpisce «i più deboli». Mentre Marianna Madia osserva che con questa norma «il governo è avversario delle giovani generazioni».
Il relatore di maggioranza al Senato sul decreto, Salvo Fleves, si auspica che il governo intervenga «chiarendo il contenuto della norma». Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, ritiene però «difficile» che ciò possa avvenire. Costringerebbe il governo ad una terza lettura (alla Camera) del decreto. E fonti ufficiali ricordano che la misura sui precari è stata introdotta a livello parlamentare; non su iniziativa del governo, tantomeno del ministro del Welfare, Sacconi.
E proprio Sacconi replica con sarcasmo a chi polemizza con il suo «Libro verde» che contiene (sottoforma di ipotesi) l’aumento dell’età pensionabile, oltre i 62 anni, a partire dal 2014. «C’è sempre qualcuno che, quando il saggio indica con un dito il cielo, è portato a guardare il dito», osserva il ministro del Welfare. Come a dire che quell’ipotesi di aumento dell’età pensionabile («posta per di più in forma dubitativa», sottolinea Sacconi), non è sul tappeto.
Una presa di posizione apprezzata dalla Cisl. «Più che mai opportuna - precisa la segreteria - per evitare le consuete polemiche strumentali». Ma ignorata dalla Cgil. Morena Piccinnini, infatti, pur riconoscendo di non aver letto il «Libro Verde» critica l’ipotesi contenuta. E annuncia che la Cgil «non è naturalmente d’accordo». Eppure proprio la Cgil ha sostenuto il protocollo sul Welfare che fissa gli «scalini» di aumento dell’età pensionabile e che porta a 62 anni e 35 anni di contributi i requisiti minimi per andare a riposo nel 2013. Con l’implicito, ma mai definito, principio che l’età possa ulteriormente salire dopo quella data. Più pragmatica la reazione di Luigi Angeletti della Uil. «Siamo nel 2008: parlare di ciò che avverrà fra 5 o 6 anni è solo folclore». Della stessa idea Renata Polverini dell’Ugl.