Precari e pensioni, Fassino spiazza gli alleati

L’allarme dell’ex sottosegretario al Welfare Sacconi: nella Finanziaria profonde correzioni della Biagi, è iniziata la fase della restaurazione controriformista

Laura Cesaretti

da Roma

Con prudenza, Romano Prodi cerca di pilotare la maggioranza fuori dalle secche dello scontro su «Fase due» sì e no, e promette che ora si può aprire una fase di riforme. «Con la Finanziaria abbiamo voluto dare una direzione nuova al Paese, con i conti in ordine e tutte le risorse possibili per lo sviluppo», spiega da Bologna, dove incontra i cronisti per un brindisi pre-natalizio. «Adesso - aggiunge - dobbiamo vedere tutti i problemi più delicati e più forti dello sviluppo e indirizzare ancora più energie in questa direzione». Per «tornare in gara» e «vincere», il Paese deve «ricominciare a correre, e ogni sforzo va in questa direzione. Solo dobbiamo aiutarlo con provvedimenti e riforme che aiutino questa corsa».
Formule un po’ fumose, che però sono utili a tener buona sia l’ala «riformista» del centrosinistra, Fassino e Rutelli in testa, sia quella radical che di «fase due» non vuol sentir nemmeno parlare. Come d’altra parte lo stesso premier. Ma il segnale è comunque chiaro: l’agenda delle eventuali riforme Prodi non se la vuol far dettare da nessuno, sarà lui da Palazzo Chigi a deciderne tempi e contenuti. «Il primo schema di liberalizzazioni (quello che ha avuto come risultato l’aumento delle tariffe dei taxi, ndr) ha avuto molto successo», afferma, «ora seguiranno altre decisioni per permettere agli italiani di correre».
Nella lista delle «riforme» al primo posto ci sono le pensioni. E ieri alcune autorevoli voci si sono levate per sollecitare decisioni chiare. «Chiamatela fase due o come volete, interessa la sostanza: il governo si gioca il proprio futuro nei prossimi mesi», ha avvertito sul Corriere Carlo Azeglio Ciampi, chiedendo «scelte di fondo in tempi rapidi». Lamberto Dini ha evocato il modello tedesco, proponendo l’innalzamento dell’età pensionabile: «Bisogna affrontare le riforme strutturali individuate nel Dpef», ha insistito. E l’ex commissario Ue Mario Monti ha severamente criticato la politica economica di Prodi e Padoa-Schioppa: «Non è stata all’altezza delle aspettative, sono mancate le riforme strutturali che dovevano accompagnare e non seguire la Finanziaria». L’attacco di Monti deve aver punto sul vivo il premier, a giudicare dalla reazione irritata del fido prodiano Monaco: «Contiamo di smentire il suo scetticismo, ma governare è più difficile che fare analisi e prospettare ricette».
Intanto il segretario ds Piero Fassino (assicurando preventivamente che Padoa-Schioppa «ha la fiducia mia e dei ds») definisce «inevitabile» l’innalzamento dell’età pensionabile, giudica «inaccettabile la sanatoria dei precari» della pubblica amministrazione ma auspica un’«intesa» con i sindacati: «Sono temi difficili per loro, ma sono certo che vogliono affrontare i problemi». Il pressing riformista incontra però il muro di Rifondazione: «Sulle pensioni ci atteniamo al programma», avverte il segretario Franco Giordano, ben sapendo che il programma parla solo di superamento dello scalone. «Ci confronteremo col governo per proporre una piattaforma condivisa da tutti i lavoratori». Il che lascia intendere che di innalzamento dell’età non si deve neppure parlare, e che il Prc incalzerà da sinistra il sindacato, facendosi portavoce delle istanze della sua base, per bloccare possibili «cedimenti» alla ricerca di intesa evocata da Fassino.
Dal centrodestra, intanto, l’azzurro Maurizio Sacconi avverte: «La fase due è già iniziata, ed è quella della restaurazione controriformista». A che si riferisca l’ex sottosegretario azzurro all’Economia è presto detto: nelle infinite pieghe della Finanziaria, oltre all’emendamento Fuda c’è anche un comma che contiene «significative correzioni della legge Biagi»: aumento delle aliquote contributive per i collaboratori a progetto, stabilizzazione di contratti atipici, parametrazione ai contratti di lavoro nazionali dei compensi dei «CoCoPro». Se ne è accorta anche Confindustria, e la manovra non è piaciuta per nulla a Viale dell’Astronomia. Non a caso ieri il Sole 24 Ore denunciava la questione in prima pagina, annunciando che «è partito il superamento della legge Biagi».