Precari, restano nei cassetti sette milioni di euro

La Regione aveva finanziato con 15 milioni di euro il patto territoriale per assicurare uno stipendio ai precari della scuola rimasti senza posto, ma solo meno di 600 hanno chiesto di usufruirne. Almeno 7 milioni degli euro stanziati resterebbero pertanto inutilizzati. Questo emerge dalla verifica emersa dal confronto con i sindacati avvenuto al Pirellone. I docenti sono finora 415, dei quali 200 solo a Milano e provincia. I non docenti sono 116. Questi stanno aspettando che il sito della Regione pubblichi le offerte delle scuole: ogni scuola può presentare un progetto di utilizzo di un massimo di tre docenti e un precario non docente. Ma una cosa sembra ormai certa: a Milano e Lombardia i precari rimasti senza posto che aspirano ad assicurarsi uno stipendio (al cento per cento di quello percepito lo scorso anno) sono decisamente inferiori ad ogni previsione. Una situazione decisamente in controtendenza rispetto alle scuole del Sud dove i precari rimasti senza posto sono migliaia e migliaia (oltre 3300 solo in Sicilia). Una situazione a cui Alessandro Dutto, segretario regionale dello Snals, dà questa spiegazione: «In Lombardia anche quest’anno oltre a un migliaio di immissioni in ruolo si contano 20.000 nomine a tempo determinato. Questo significa che da noi i precari in gran parte continuano a lavorare, perché ci sono ancora troppe cattedre vuote». Un fatto secondo il sindacalista solo in parte positivo: «Se ci sono cattedre vuote – continua Dutto – sarebbe ora che venissero coperte con personale stabile. E’ un’esigenza delle scuole. Non è possibile garantire vera qualità del servizio se si continua a mantenere un valzer di insegnanti nelle classi che cambiano ogni anno». Intanto i rappresentanti sindacali della scuola torneranno al Pirellone per verificare l’andamento dell’attuazione del patto territoriale sui precari rimasti senza posto. «Se ci sono ancora i soldi a disposizione – dice Dutto – si potrebbe pensare di modificare i criteri di accesso ai posti richiesti dalle scuole in modo da recuperare altri precari».