«Il precariato fa male alla salute»

Secondo uno studio inglese i lavoratori con un contratto instabile hanno l'80% di probabilità in più di ammalarsi. In Italia però i precari si ammalano meno

Il lavoro precario potrebbe far male alla salute; il rischio di non godere di un buono stato di salute è infatti maggiore per i lavoratori non stabilizzati. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Social Science & Medicine in cui è emersa l'associazione tra salute precaria e precarietà nel lavoro. Coordinata da Michael Marmot dell'International Institute for Society and Health, Department of Epidemiology and Public Health della University College di Londra, l'indagine ha coinvolto 23.245 persone di 45-70 anni in 16 paesi Europei tra cui l'Italia.
Le nuove forme contrattuali, sempre più diffuse, sono sempre più caratterizzate da flessibilità, che però spesso si accompagna a precarietà e carenza di tutele e sicurezze per il lavoratore. Questa trasformazione radicale del mercato del lavoro ha indotto a studiare gli effetti dei contratti atipici su varie sfere dell'esistenza delle persone, scovandone non pochi. Lo studio ha preso in esame la salute generale dei lavoratori, chiedendo loro di automisurare la propria condizione fisica. In quasi tutti i paesi è emerso un legame tra lavoro precario e problemi di salute. I paesi dove questa associazione è più marcata sono Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Grecia, Ungheria, Israele, Olanda, Polonia e Russia.
L'associazione tra precarietà e cattiva salute è meno marcata ma comunque presente in Austria, Francia, Italia, Spagna e Svizzera. Non sono invece emersi effetti sulla salute del lavoro precario in Belgio e Svezia. Secondo quanto emerso da uno studio pubblicato alcuni mesi fa sulla rivista Demography la perdita temporanea di lavoro aumenta il rischio, fino anche a raddoppiarlo, di sviluppare qualche disturbo come ipertensione o malattie cardiovascolari o, peggio ancora, di andare incontro a infarto e ictus: in caso di perdita di lavoro perché l'azienda chiude, i lavoratori hanno l'83% di probabilità in più, cioè quasi il doppio, di sviluppare qualche nuova patologia. Ma la stessa paura di perdere il lavoro, strettamente connessa ad una occupazione di tipo precario, ha effetti diretti sulla salute mentale: una crescente insicurezza sul lavoro, la crisi economica e la precarietà, secondo la European college of Neuropsychopharmacology che ha tenuto il suo congresso alcuni mesi fa, possono 'aprire una ferità nella mente e sprigionare ansie: non a caso i problemi di salute mentale sono alla base di oltre il 40% delle domande di invalidità.
C'è inoltre differenza se si ha un posto pubblico o uno privato: un'indagine svolta presso l'Università di Oxford da Tiziana Nazio, che attualmente lavora all'università di Torino, ha di recente evidenziato che le donne italiane impiegate nella pubblica amministrazione fanno figli con maggiore probabilità (+30%) delle donne impiegate nel settore privato, e che hanno meno chance di divenire mamme le italiane che lavorano come libere professioniste o part-time o con contratti atipici come collaborazioni a progetto, segno che queste occupazioni offrono minori tutele e garanzie a chi abbia desiderio di maternità. Un'altra indagine condotta all' Università di Melbourne in Australia da Anthony LaMontagne mostra che la donna che ha un rapporto di lavoro temporaneo o a contratto è da cinque a 10 volte più a rischio molestie in ufficio rispetto a chi ha un rapporto di lavoro stabile e a tempo pieno.