«Un precedente che può valere anche in Italia»

Enrico Lagattolla

da Milano

«Un precedente non solo culturale, ma anche giuresprudenziale». Comunque, «un precedente importante». Per Paolo Giuggioli, presidente dell’ordine degli avvocati di Milano, la sentenza pronunciata dalla Corte di giustizia europea può costituire «un punto di riferimento anche per la giurisprudenza italiana».
«Le sentenze della Corte lussemburghese - spiega Giuggioli - sono immediatamente esecutive nel Paese per il quale sono state pronunciate, che ha il dovere di attuarle per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge, ma non restano senza riflessi nelle altre nazioni europee». In altri termini, «la Corte di giustizia europea non può imporre un comportamento se non in maniera limitata al caso per cui è stata chiamata a decidere, ma certamente il diritto nazionale viene influenzato dai pronunciamenti della Corte». È quello che si chiama «precedente autorevole». Ogni sentenza, cioè, non è strettamente vincolante per i tribunali degli altri Paesi che non sono coinvolti, ma i giudici devono comunque tenerne conto nel caso in cui si trovassero ad affrontare un caso simile. «La legge italiana, ad esempio, recepisce i regolamenti e le direttive, mentre le sentenze hanno un riflesso sull’evoluzione del nostro codice». Insomma, «se un cittadino di un altro Stato dell’Unione si dovesse trovare nella stessa situazione della "neopensionata" britannica, d’ora in poi potrà fare riferimento a questa sentenza, quindi procedere con un ricorso e ottenere lo stesso diritto».
Anche in Italia, dove «l’applicazione di una sentenza della Corte di giustizia europea deve prima essere "delibata". Deve, cioè, tornare alla Corte d’appello competente, che si deve pronunciare. Solo a quel punto diventa valida».