Il precedente Per le Olimpiadi di Pechino 254 inviati e 3 milioni al giorno di spesa

Già per le Olimpiadi di Pechino viale Mazzini non aveva badato a spese. Alberghi di lusso, centri benessere, fanghi, sale fitness e un esercito di inviati: 254, tra giornalisti, registi, aiuto-registi, montatori e operatori. Il tutto, sommato al costo dei diritti per la trasmissione dei Giochi (77 milioni) ha portato a una spesa giornaliera di circa 3milioni di euro. Stima ipotetica basata sulle spese sostenute dalla tv pubblica per la megatrasferta cinese. Per esempio, la diaria dei giornalisti Rai è di 35 euro al giorno. Allargando questa cifra a tutti e 254 gli inviati di Viale Mazzinbi a Pechino arriviamo a 80mila euro. A questo vanno aggiunti in primo luogo il costo di un viaggio di andata e ritorno dalla capitale cinese per 250 persone, attrezzature comprese: 250mila euro è una stima al ribasso. Poi i soldi per i diritti tv. Infine, un milione di euro per l’alloggio di 250 persone al Landmark hotel, 5 stelle nel centro di Pechino, per circa 25 giorni complessivi.
Il Landmark hotel ha offerto un soggiorno di grande comfort ai colleghi della Rai. Per la colazione si può scegliere tra quattro differenti bar, tutti all’interno del complesso dell’albergo: il Lobby bar (specializzato in torte e pasticcini), l’Evergreen café (menu internazionale), il famoso Starbucks e la raffinata Tea House, dove assaporare la tradizione del tè cinese. Per pranzo la scelta si amplia: disseminati tra i venticinque piani della struttura ci sono ben cinque ristoranti, dove poter mangiare in stile cinese, giapponese, francese e coreano.
Per prendersi cura del proprio corpo i giornalisti Rai in Cina avevano a disposizione due saloni da barbiere e parrucchiere, più il centro benessere con sauna, bagno turco e trattamenti con i fanghi. Oppure, per gli sportivi, ci sono palestra, piscina e sala fitness. Lì la stanza base costa 320 dollari a notte, la suite deluxe 550. Ventinove giorni al Landmark hotel quindi sono costati al minimo 4.700 dollari, tremila euro, che moltiplicati per l’«esercito» italiano arrivano a quasi un milione di euro.