LA PRECISAZIONE

Gentile direttore,
la pubblicazione sul suo giornale della lettera di Riccardo Cornastri con il titolo «Napolitano dimentica ciò che aveva detto» costituisce occasione per chiarire ancora una volta che il presidente Napolitano non ha mai inteso affermare che ogni proposta del governo o della maggioranza che lo sostiene debba conseguire il voto favorevole di 158 senatori eletti, avendo solo richiesto il conseguimento di una «maggioranza politica» in occasione dei rinvio alle Camere del governo Prodi, lo scorso 24 febbraio, come parametro di valutazione ai fini della costituzione di un nuovo governo o del rinvio alle Camere di un governo dimissionario.
E ciò - fermo restando il pieno ed insindacabile diritto di voto dei senatori a vita - al fine di assicurare l’indispensabile stabilità al vincolo fiduciario che deve intercorrere tra governo e Parlamento. Sennonché la maggioranza politica può conseguirsi anche indipendentemente dal raggiungimento della soglia dei 158 voti, dovendo computarsi in rapporto al numero dei componenti elettivi che partecipano alla votazione: nel caso specifico, portato ad esempio dal lettore, della votazione finale sul disegno di legge finanziaria, qualora non si computino i voti e le presenze dei senatori a vita (uno dei quali, è bene ricordarlo, ha espresso voto contrario) il risultato della votazione sarebbe di 157 voti favorevoli contro 156 contrari, maggioranza questa da ritenere politica a tutti gli effetti, non potendo la stessa - ai sensi dell’art. 64 (terzo comma) della Costituzione - identificarsi con la maggioranza assoluta dei componenti elettivi delle assemblee. Ancor meno poi è necessario che tale maggioranza, nei termini precisati, debba essere conseguita in ogni votazione, giacché ai sensi dell’art. 94 della Costituzione il voto contrario di uno o di entrambe le Camere su una proposta del governo non implica obbligo di dimissioni.
Si confida che queste elementari precisazioni possano essere tenute presenti in occasione di pubblicazioni di analoghe lettere, se non in sede di commento, almeno nella loro titolazione. Cordialmente
Consigliere del Presidente

della Repubblica

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