LA PRECISAZIONE

Caro Direttore,
spiace dover constatare che negli articoli apparsi ieri su Il Giornale relativi all’amministrazione del Quirinale non si tenga conto di tutte le misure per il contenimento del personale e della spesa adottati dalla Segreteria generale, su impulso del Presidente Napolitano, fin dall’inizio del settennato, di cui pure si è dato analiticamente conto, oltre che con la pubblicizzazione - per la prima volta - dei dati del bilancio preventivo, in data 27 gennaio, con due successive note del 28 luglio e del 3 ottobre 2007.
È evidente agli addetti ai lavori che quanto scritto da Mario Cervi e Nicola Porro nel loro ultimo libro sia - per forza di cose - datato. Può non essere così chiaro ai lettori che alla fine dell’anno si vedono riproporre, senza adeguati approfondimenti giornalistici, dati non aggiornati rispetto a quanto già noto, di cui pure si ha qualche eco in alcuni dei grafici pubblicati. Ma senza precisazioni e, soprattutto, senza raffronti, si rischia di ingenerare confusione: per citare un solo esempio, nell’articolo si legge che «a inizio del 2007 il personale di ruolo ammontava complessivamente a 987 unità», mentre il grafico riferisce la cifra di 979 che era, appunto, quella risultante al 1° settembre, quindi ancora ridotta rispetto a una pianta organica che ne prevede complessivamente 1.145. E si tratta di dati già ulteriormente superati grazie a un continuo sforzo, legato al riassetto amministrativo e dell’organizzazione del lavoro, il cui resoconto - quantitativo e qualitativo - sarà puntualmente affidato alla nota illustrativa del bilancio di previsione per il 2008 in corso di predisposizione per la pubblicazione nel prossimo mese di gennaio.
Nel rinviare, pertanto, alla più completa e puntuale informativa che sarà contenuta in tale nota, è però opportuno precisare fin d’ora che la dotazione richiesta per il 2008 è aumentata, rispetto a quella del 2007, non già del 2,96 per cento, com’era previsto nel bilancio pluriennale 2007-2009, ma dell’1,69 per cento, entro il tasso di inflazione programmato, come è stato comunicato nel corso dell’esame da parte del Senato del disegno di legge finanziaria.
Sempre al fine di giudizi sereni sugli effetti delle misure di contenimento intraprese, è opportuno richiamare l'attenzione sulla inevitabile rigidità di un bilancio nel quale il 90 per cento della spesa riguarda retribuzioni e pensioni del personale, e sulla necessaria gradualità degli interventi, soprattutto per la parte relativa al personale di ruolo. In particolare, credo non possa sottovalutarsi l’impegno a mantenere anche per i futuri esercizi il tasso di incremento della dotazione entro il tasso di inflazione programmato (normalmente, di fatto inferiore al tasso d’inflazione reale), con conseguente rilevante riduzione dell’incidenza percentuale della stessa rispetto alla spesa complessiva del bilancio dello Stato.
Quanto ai dati di diritto comparato con amministrazioni di altri Paesi, sarebbe necessario raffrontare dati omogenei, che tengano conto di tutte le diversità legate alle funzioni e ai criteri di imputazione delle spese (con particolare riguardo a quella pensionistica). In ogni caso, nello stesso articolo si riconosce che la spesa dell’amministrazione dell’Eliseo deve essere aggiornata ad almeno circa 100 milioni di euro: tanto basta a contraddire clamorosamente il titolo secondo cui «Napolitano costa 6 volte più di Sarkozy».
Cordialmente

(Consigliere del Presidente della Repubblica
per la stampa e l'informazione)

Pasquale Cascella, in questa lettera, usa il garbo che è proprio del rappresentante di una grande istituzione. Il presidente Napolitano (come si scrive in Sprecopoli a pagina 20) ha fatto un grande sforzo di trasparenza: rompendo la tradizionale segretezza che avvolgeva i bilanci dell’Istituzione. E siamo anche consapevoli degli impegni al contenimento delle spese che sono stati fatti.
Finiscono qui le buone notizie. L’intento di Sprecopoli non è di tipo moralistico o semplicemente censorio. È un’inchiesta su come lo Stato gestisce i 750 miliardi di euro di spesa pubblica. Abbiamo cercato sul Giornale e su Sprecopoli di raccontare come vengono impiegati i nostri quattrini (Quirinale compreso). La lettera di Cascella e le prossime note sui risparmi del Quirinale (che ben vengano) non tolgono e non aggiungono nulla a quanto abbiamo scritto.
Negli ultimi dieci anni i dipendenti del Quirinale sono cresciuti di un terzo e la spesa del personale, di conseguenza, è balzata, al netto dell’inflazione, del 60 per cento. Non è colpa di Cascella e Napolitano, che all’epoca altro facevano. Così come non si può ovviamente imputare loro la responsabilità di aver portato il bilancio del Quirinale a costare 235 milioni di euro ai contribuenti. Ma che ci si permetta almeno di scrivere che in Germania il presidente della Repubblica costa 20 milioni di euro: dieci volte di meno che da noi. E ribadiamo che l’Eliseo di Sarkozy, secondo i documenti pubblici (gli unici a cui ci possiamo affidare) costa 37 milioni di euro.
Nicola Porro