LA PRECISAZIONE

Egregio Direttore, in merito a quanto apparso ieri sul suo giornale a proposito dei presunti privilegi ai manager dell’Atm, mi preme ristabilire il quadro corretto, soprattutto in considerazione del fatto che la realtà è diametralmente opposta a quanto a voi segnalato.
Sin dal mio primo giorno, quindici mesi fa, ho voluto dare priorità assoluta alla qualità del servizio e quindi al recupero di risorse da investire nell’ammodernamento di un’azienda che dimostrava, agli occhi di chi quotidianamente ne fa uso, evidenti segni di inadeguatezza. Abbiamo fatto questo lavorando su tutte le possibili aree di inefficienza e di miglioramento, le piccole come le grandi, cercando di intervenire sui processi tecnologici e operativi, attrezzando l’azienda con tutti gli strumenti moderni di gestione di cui era sprovvista, sviluppando gli investimenti e incidendo, di converso, sugli sprechi ovunque fossero, e ce n'erano tanti, mi creda.
Vede, egregio Direttore, non so se in questa sede sia opportuno e rilevante rettificare quanto riportato nell’articolo, citando la netta riduzione, in pochi mesi, di oltre il 20% dei contratti di consulenza, o la cancellazione di eventi e sponsorizzazioni di discutibile ritorno da 300.000 euro al colpo. Oppure precisare che sono stato io a tagliare drasticamente le costose ammiraglie per i vertici e ad azzerare i gettoni di presenza nei consigli delle società partecipate, a partire dai miei, contrariamente a quanto si faceva in passato. O ancora, l’aver eliminato la pioggia indistinta di bonus ai dirigenti, introducendo, per la prima volta, obiettivi misurabili e trasferendo più soldi ai livelli inferiori dell'impresa. O dire che a fronte di quattro dirigenti (non trentacinque!) presi da fuori ne abbiamo promossi altrettanti dall’interno, quelli che ci sembravano più meritevoli e che in un’azienda, privata o pubblica che sia, andavano premiati.
No, egregio Direttore, non è questo il punto. Il tema è più profondo. Stiamo infatti cercando di introdurre in azienda più equità, più trasparenza, più merito, più responsabilità. Stiamo modificando la logica del privilegio, delle appartenenze e delle relazioni, di tutti i tipi, che proteggeva pochi, e penalizzava chi all’azienda dà l’anima e, mi creda, sono tantissimi.
I veri sprechi stanno altrove, nei passati investimenti sbagliati, nelle spese effettuate per logiche clientelari, sacrificando, finora, anche la possibilità di ammodernamento tecnologico e delle condizioni di lavoro per le migliaia di conducenti, operai e dipendenti che si dedicano ogni giorno con grande senso di responsabilità alle loro mansioni, e dove pochi singoli casi di malcostume o inadeguatezza, non possono oscurare il merito dei più.
Per concludere mi rendo conto che il lavoro di profondo rinnovamento che stiamo con fatica cercando di portare avanti per rafforzare l’Atm, con il supporto della grande maggioranza dei lavoratori e dei manager, stia dando fastidio a qualcuno che vorrebbe continuare a vivere in un sistema che, è sotto gli occhi di tutti, non può più continuare. È, questo, un pezzo, seppur piccolo, di un’Italia che non vuol cambiare. Risponderò in modo puntuale nei prossimi giorni nelle sedi opportune, aperto come sempre a tutte le domande e suggerimenti. Proseguiamo nel nostro lavoro e non ci lasceremo distrarre. Per il bene dei milanesi e il futuro dei nostri dipendenti.
Cordialmente suo.

presidente Atm Milano
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Prendo atto della risposta del presidente di Atm, Elio Catania, che non smentisce quanto scritto. E che al di là dei proclami sulla «centralità del cliente» riconferma la necessità di garantire un servizio di trasporto pubblico sicuro ed efficiente nonostante l’ultimo piano industriale che ha stanziato 800 milioni non abbia ancora dato i suoi frutti.
Gianandrea Zagato