LA PRECISAZIONE

Vi scrivo allibita dopo aver letto l’articolo di fondo pubblicato mercoledì 12 novembre nel quale si fa riferimento a mio marito (che ormai non c’è più), l’onorevole Agostino Greggi, con toni e accenni decisamente diffamatori, ancora più gravi perché palesemente frutto di scarsa conoscenza della sua attività politica. È infatti anzitutto molto riduttivo circoscrivere la figura di mio marito unicamente alle sue battaglie in difesa della moralità, ché anzi un giornale dal vostro orientamento politico dovrebbe ben sapere quanto lui fu, tra le altre cose, un precursore della moderna coalizione di centrodestra. Questo anche attraverso un immenso lavoro parlamentare, svolto in tre legislature e come assessore e consigliere comunale a Roma, principalmente su temi sociali e civili. Nell’articolo si fa invece riferimento a un film, associando erroneamente la sua figura a quella del protagonista impersonato da Alberto Sordi. Tale associazione è del tutto peregrina in generale. Ma la cosa più grave è invece quella di accomunare il personaggio autentico (l’onorevole Greggi), e quello della finzione (Sordi), in una realtà di inganno e doppiezza, per cui entrambi, a vostro dire, si sarebbero rivelati buoni predicatori ma pessimi «razzolatori».
Tale ricostruzione, esatta per quanto concerne il film, è invece assolutamente falsa e arbitraria, oltreché diffamatoria, con riguardo a mio marito. La cui vita e il cinquantennale impegno politico sono sempre stati animati da ideali alti, promozione dei valori umani e civili, oltre che da comportamenti cristallini e al di sopra di qualsiasi sospetto, come del resto potrà raccontarvi chiunque lo abbia conosciuto. E mi stupisco che voi non ne siate a conoscenza.
Anche alcuni critici cinematografici hanno commesso l’errore di associare mio marito a quel personaggio della finzione, riconoscendo però, almeno, la coerenza ed integrità del primo rispetto alla doppiezza del secondo.
Voglio dunque credere che l’intenzione di Michele Brambilla non fosse denigratoria, ma purtroppo l’articolo si presta a tale interpretazione.
Certa della vostra comprensione e collaborazione, vi saluto.


Gentile signora, non ho mai parlato di suo marito. Né c'è - nel mio articolo - alcun riferimento che faccia intendere un collegamento con lui. L'Agostino Greggi citato nel mio articolo - come ho scritto chiaramente - è solo il personaggio (di fantasia) interpretato da Alberto Sordi nel film «Il moralista» del 1959. E non vedo come un lettore avrebbe potuto risalire, dal mio testo, a suo marito, persona che - le assicuro - non ho alcuna intenzione di denigrare.
Michele Brambilla