Predari: "L'ufficio del futuro nasce a Workplace 3.0"

Il presidente di Assufficio: "Grande presenza di buyer e architetti nel salone deidicati alla progettazione degli ambienti di lavoro. Alta qualità e innovazione hanno premiato il made in Italy. L'installazione A Joyful Sense At Work sfida culturale provocatoria già raccolta da diverse aziende"

Workplace 3.0, al Salone del Mobile di Milano è stato forse quello con la maggiore carica innovativa perché nell’area espositiva dedicata al design e alla tecnologia per la progettazione dello spazio di lavoro, oltre a prodotti per l’ufficio contemporaneo, sono state esplorate forme e soluzioni degli ambienti di lavoro “del futuro”. E trattandosi di una biennale ha suscitato un forte interesse da parte dei visitatori professionali e dei buyer. Come conferma Marco Predari, presidente di Assufficio: “L' edizione 2017 di Workplace 3.0 ha registrato l’ottima soddisfazione da parte dei produttori presenti in Fiera perché c'è stato un passaggio intenso, rinnovato, continuo di potenziali acquirenti con una grande presenza di architetti e progettisti, tanto più importante se si tiene conto che la qualità media e la carica d’innovazione dei prodotti era davvero alta”.

“E’ stato un Workplace 3.0 molto coerente da questo punto di vista, con la presenza - sottolinea Predari - anche per la presenza di categorie merceologiche nuove come ad esempio quella dei produttori di sistemi per l'acustica. E abbiamo visto finalmente applicate in concreto alcune interpretazioni delle nuove esigenze che si stanno introducendo negli spazi per ufficio: mi riferisco ai sistemi per la privacy sia riguardo i sistemi di arredo a terra sia con soluzioni più complesse come i moduli per incontri. Design, materiali, tecnologie e soprattuto idee nuove per prodotti nuovi. La forza delle aziende made in Italy anche sui mercati esteri. Non a caso c’è stata una presenza globale di buyer stranieri - sottolinea il presidente di Assufficio - con richieste da tantissimi Paesi. In particolare dagli Stati Uniti che sono il primo importatore di prodotti per ufficio italiani e dall’Iran, dall’India che sta riprendendo quota, da Cile, Argentina e Messico e anche dai Paesi della fascia sub sahariana che si stanno muovendo con grande dinamicità”.

Esportazioni che hanno un peso importante per il sistema ufficio italiano - oltre 300 imprese con 5.700 addetti - che nel 2016 ha registrato, secondo il Centro studi FederlegnoArredo, un fatturato alla produzione di 1,22 miliardi di euro, il 7,5% in più rispetto al 2015, con 568 milioni generati dall’export (il 46% del fatturato e una crescita del 2,6%) e 658 milioni per la produzione destinata al mercato nazionale, cresciuto dell’11%. Da sottolineare che il 30% del fatturato è stato generato da commesse per il contract.

Predari mette l’accento anche su un altro aspetto del concept di Workplace 3.0 che affianca quello del business e sta ispirando nuovi ispirando nuovi prodotti. “Io credo che che i sistemi d'ufficio stiano subendo una ulteriore grande accelerazione. Gli aspetti sociali di tutto ciò che concorre a concepire i posti di lavoro assumono sempre più predominanza. Gli spazi per ufficio si trovano a dover ricevere nuove istanze di benessere, il benessere diffuso viene declinato in mille modi diversi. Significa avere un ambiente che accoglie chi lavora nell'ufficio non solo per la qualità del sistema d'arredo che è importantissimo ma anche per la qualità dell'aria, dell'acustica, dell'illuminazione. Tutto questo si materializza in ufficio nuovi che prendono forme nuove”.

“Ma non basta, occorre dare un sguardo al futuro, anticipare le tendenze, la cultura d’impresa e quella della progettazione non possono non tenerne conto - spiega, parlando anche da architetto e imprenditore -. L’installazione evento che abbiamo proposto, A Joyful Sense at Work, curata da Cristiana Cutrona, è stata volutamente molto provocatoria dando respiro a un’ analisi che ha portato alla determinazione di come l'uomo nel prossimo futuro avrà sempre più bisogno di luoghi dove concentrarsi, poter condividere, poter comunicare. E l'abbiamo fatta prendendo quattro interpreti - progettisti con una provenienza geografica profondamente diversa: America, Olanda, Iran, Italia”.

“E' un'installazione decisamente colta, raffinata, che va capita. Ritengo che quelli che l'hanno capita, e mi riferisco alla quantità incredibile di architetti provenienti dall'estero che l'hanno vista, si sono fermati a riflettere, hanno acceso dibattiti costruttivi e interessanti nell'area Agorà al centro dell'installazione. Come tutte le cose provocatorie, magari se ne parlerà fra un anno come un segnale di ulteriore positività. Le cose nuove che provocano lasciano anche sconcerto ma a quando le capisci le porti nel tuo Dna”.

Alcuni produttori stanno infatti già pensando a realizzare prodotti “basati su questa logica filosofica d'approccio a un modo diverso di lavorare”. “L’attenzione al benessere psicofisico di chi lavora in una condizione di benessere fisico già abbastanza generalizzata, è un ulteriore passo avanti - conclude Marco Predari -. Penso alle tematiche della riduzione dello stress durante il periodo lavorativo, oppure all'interpretazione dello spazio cronotopico che si modifica in funzione del tempo e del luogo, in base all’uso e alle esigenze chi lo abita lavorando. Sono casi tangibili di cose nuove che si possono fare in base al concetto espresso da Cristiana Cutrona: lo spazio ufficio deve essere adattivo, cioè adattabile creativamente in base alle diverse esigenze personali e sociali dell'uomo”.