Predatori e buffoni se ne vadano, la gente onesta rimanga

Mentre le maxiscommesse di Gigi Buffon continuano ad essere avvolte da una fitta cortina di nebbia, confermata la squalifica per 9 partite di campionato - più una di coppa Italia - a Francesco Flachi (che non scommetteva) per essersi fatto privatamente confidare al telefono dall'amico Bazzani, a quel tempo in forza alla Lazio, che alla vigilia del derby dell'Olimpico tirava aria di pastetta. Alle due squadre che poi effettivamente infangarono l'Olimpico con la più deprimente pastetta collettiva che calcio ricordi, niente. Tutto archiviato per tempo con la seguente giustificazione dei «giudici» al collega Marco Menduni del Secolo XIX, che insisteva per avere spiegazioni: «Fatto privato».
A Riccardo Garrone, innocentissima «new entry» e parte lesa nella puerile vicenda del proprio giocatore, 5 mila euro di multa e ringrazi il cielo. A Franco Carraro, storico deus ex machina di un calcio che puzza maledettamente da trent'anni e i cui miasmi sono diventati micidiali negli ultimi dieci, 80 mila (e nemmeno un giorno di squalifica simbolica!).
Al Genoa che chissà se davvero comprò una partita (nemmeno un giocatore del Venezia fu inquisito!), serie C1 a -3 con un processo-farsa in cui persino il comportamento di taluni magistrati ordinari fece cascar le braccia. Alla Juve (che uso come parametro, tralasciando il buon peso di Fiorentina, Lazio e Milan), i cui dirigenti fecero per tempo indeterminato cose al cospetto delle quali il Grifo sarebbe degno di diploma e medaglia, serie B con penalizzazione limata al punto (dal -30 richiesto in prima istanza) da permetterle l'immediato ritorno in serie A. Il tutto, dopo le vergognose insabbiature dei passaporti falsi, dei tesseramenti fasulli, della concorrenza sleale di quanti si abbandonarono al doping amministrativo e farmaceutico più spericolato.
È un calcio ormai di cacca, e ti senti dire (è accaduto a Garrone): «Se non ti sta bene, non hai che da andartene». Ma se ne vadano loro, i predatori e i buffoni, i prevaricatori e i lestofanti! La gente per bene ha tutto il diritto di stare - per lavorare o divertirsi poco importa - dove le pare, se del caso battendosi (e qui sa Iddio se è il caso!) nella speranza che l'ambiente si risani.
Il 14 ottobre di 13 anni fa moriva Paolo Mantovani, che personalmente non ho mai smesso di rimpiangere. Per come ho visto gestire il calcio da Paolo Mantovani, che insegnò a viverlo in perfetta allegria e assoluta concordia e vinse un solo scudetto - con lo squadrone e i mezzi che aveva - perché da Giocatore all'antica sempre categoricamente lasciò che la sua pallina si fermasse su un numero a caso, spero che da lassù rafforzi nel suo amico Duccio Garrone la voglia e la forza di battersi contro tutto e tutti, accada ciò che accada, per contribuire al risanamento di questo settore della nostra esistenza che solo i «nasetti» o gli sprovveduti possono ritenere futile o marginale.
Intanto il Genoa di Gasperini, con 12 punti in 6 partite, 3 in casa e 3 fuori, tutte giocate piacevolmente bene, marcia alla media che promette quota 84 finale. Cioè il secondo posto alle spalle della Juve, con diretta promozione in A. Il netto successo sull'Arezzo a Marassi va però puntellato, se non pure impreziosito, da un puntuale risultato positivo (pari o vittoria per me pari sono) sabato a Brescia, per non fare ringalluzzire la concorrenza.
Appunto sabato, per la Sampdoria di Novellino reduce dal convincente successo sul Parma andrà in scena a Marassi l'esame Milan. Il mio augurio è che l'arbitro designato si dimostri ferramente imparziale e che per i giocatori blucerchiati, dal primo all'ultimo, valga l'imperativo categorico non solo di giocare al meglio delle proprie possibilità con lucidità e abnegazione ma pure di non protestare «qualunque cosa accada». Il che vale pure per Novellino (Walter, fatti legare!). Ciascuno pensi che, vada come vada, il campionato non finirà sabato sera.